Il progetto di restauro architettonico

Atti del seminario in Archeologia dell’Architettura Trento, Palazzo Geremia, 27/28 ottobre 2000

La cultura del restauro

Il dibattito italiano sulla determinazione dei criteri di intervento sulle preesistenze si caratterizza per la presenza di diversi orientamenti metodologici. Se la cultura del restauro, infatti, registra genericamente un accordo nell’identificare lo “scopo” della disciplina nel garantire l’integrità delle “testimonianze materiali aventi va- lore di civiltà”, quando ci si interroga sui criteri di scelta dei beni da tramandare al futuro e sui riferimenti per definire tale “integrità”, così come sulle modalità d’intervento, si scopre l’esistenza di differenze sul significato stesso attribuito ad alcuni concetti cardine, fra questi quello di “conservazione”.

cultura del restauro

È possibile, infatti, riconoscere nell’attuale dibattito un pluralismo di posizioni, ossia una varietà di riferimenti concettuali e di conseguenti indirizzi operativi, riconducibili nel loro insieme anche ad un conflitto di posizioni sui fini stessi del restauro; conflitto presente sia a livello della definizione della natura delle azioni da svolgere sulle preesistenze sia a livello dell’individuazione dei caratteri distintivi delle singole opere.
I temi oggetto di discussione sono molti, complessi ed interrelati fra loro. Ad esempio, il problema della legittimità o meno della “rimozione delle aggiunte” e della “reintegrazione delle lacune”, affrontato facendo riferimento al problema dei “valori” e quindi alla questione teorica del rapporto con la storia, con l’estetica e con l’etica. Si pensi alla riflessione sull’ampliamento del concetto di monumento e delle categorie di valori connessi agli apporti della cultura materiale, alla questione della distinzione fra opere d’arte o di semplice uso, alla presa di coscienza delle variazioni moderne del significato della storia e all’aspirazione alla definizione di un metodo oggettivo e logico di intervento sulla preesistenza.

Oppure la riflessione sugli “elementi di caratterizzazione della disciplina”, ossia la ricerca sull’ “oggetto” e sui “fini” che definiscono un possibile statuto disciplinare del restauro, le modalità specifiche dell’operare, distinte da quelle proprie di altre discipline come que lle storiche o compositive. Questo incontro “Il progetto di restauro architettonico. Dall’analisi all’intervento” si inserisce all’interno di tale dibattito proponendo una riflessione su un tema centrale per la disciplina, ossia la questione della relazione fra la fase della conoscenza del manufatto e quella dell’azione diretta sulla preesistenza. Questione per nulla scontata nella sua declinazione, in quanto un aspetto che contribuisce a definire la diversità di orientamenti sulla definizione dei criteri di intervento sulla preesistenza risiede proprio nel modo di affrontare tale relazione. Se si registra, infatti, un generale accordo sulla necessità di approfondite conoscenze del manufatto preliminari all’intervento, lo stesso accordo non vale quando si entra nel merito dell’individuazione delle modalità di ricerca e di valutazione dei caratteri distintivi dell’opera. Il che significa affrontare la complessa relazione fra “conoscenza” come riconoscimento di “valori” ed intervento come attualizzazione dei valori riconosciuti; oppure fra “conoscenza” come ricerca e decifrazione del “dato” ed intervento come permanenza dei molti possibili saperi che l’opera come testo e come documento racchiude. Si tratta di un questione centrale perché dal modo di condurla dipendono, pur nelle sfumature e nei molteplici distinguo, alcune diversità teoriche che caratterizzano il dibattito sulla “conservazione” dell’esistente, sul rapporto fra ricerca della compiutezza ed accettazione della frammentarietà. A questo proposito, gli interventi presenti al seminario consentono uno sguardo con diversi punti di osservazione a partire dalla proposta di alcuni “quesiti” di restauro. Si fa riferimento, ad esempio, a manufatti caratterizzati da una complessa stratificazione di apporti materici legati alle diverse fasi di trasformazione nel tempo, manufatti che rimandano al tema della “selezione” e quindi alla relazione fra analisi ed intervento svolta all’interno della scelta dello strato o degli strati da mantenere leggibili e delle azioni necessarie per la “fruizione estetica” dell’opera, ma anche alla questione – a livello della fase analitica – delle modalità di studio della stratificazione per decifrarne il senso. Modalità che possono coinvolgere esse stesse il delicato problema della “selezione”.

Accanto a questo, il quesito relativo all’adeguamento dell’edilizia storica alle rinnovate esigenze funzionali ed impiantistiche, che implica una non semplice ricerca per individuare le possibili forme di dialogo fra l’istanza della conservazione della complessità dell’architettura riconosciuta nell’insieme degli apporti materici che l’hanno caratterizzata nel tempo e l’istanza di una condizione di “abitabilità” che risponda agli attuali standard di vita. Altro quesito proposto dal seminario, riguarda gli interventi di consolidamento degli edifici. Da alcuni casi presentati, si rileva una particolare attenzione verso la conoscenza della storia di costruzione e di trasformazione degli edifici, riconoscibile dalle tracce materiali stratificatesi nel tempo, come fonte significativa per comprendere i meccanismi di danno propri degli edifici stessi; a tale conoscenza si legano le possibili risposte di progetto al di fuori di qualsiasi generalizzazione. Nella diversità dei contributi che hanno caratterizzato il seminario, emerge una sottile linea rossa che evidenzia una predisposizione ad affrontare la questione della conoscenza come “ascolto” attento ed umile dell’architettura del passato, come “esposizione” alla complessità delle cose, alla loro infinita ricchezza e pluralità, come assunzione di una condizione di “porosità” nei confronti delle cose stesse per cercare di cogliere negli edifici, negli ambienti, nel luoghi quel qualcosa di inafferrabile ed indefinito, ma intimamente sentito. Si tratta di un atteggiamento che rimanda ad un pensare l’intervento sulla preesistenza al di fuori di una volontà di autoriferimento rappresentativo del soggetto nei confronti delle cose stesse per imparare l’ “esposizione” alle cose piuttosto che l’ “imposizione”.
Walter Benjamin aveva detto che:

il vero modo per renderci presenti le cose è di rappresentarcele nel nostro spazio (e non di rappresentare noi nel loro) […]. È questo in verità (vale a dire: quando riesce) il caso anche della vista di grandi cose del passato – cattedrale di Chartres, tempio di Paestum – accogliere loro nel nostro spazio. Non siamo noi a trasferirci in loro, ma loro ad entrare nella nostra vita”.

Il guadagno speculativo di questo atteggiamento porta a riconosce al fare minimo, discreto, una particolare creatività che può spingersi al limite del “non fare”, al “lasciar essere”, come evidenza della sua massima capacità espressiva. È un sottile linea rossa che rimane come particolarmente significativa e forte nel suo “silenzio”; una linea rossa che dovrebbe essere ripresa più incisivamente nel confronto disciplinare, soprattutto in un momento in cui sembra che la “nuova architettura” per “costruire sul costruito” debba avvalersi per “essere” di segni comunque forti, formalmente incisivi.

Aumentare i livelli di eccellenza scientifica

Gruppi attivi nella ricerca medica di base attraverso il sostegno a progetti di grande impatto sulla comunità scientifica internazionale.

Problema

La ricerca scientifica e tecnologica in ambito biomedico è in continua evoluzione. In particolare, dopo il completo sequenziamento del genoma umano e l’avvento dell’era “post-genomica” le pratiche di produzione della conoscenza hanno subito notevoli cambiamenti. La ricerca biologica, storicamente basata su piccoli laboratori dotati di una strumentazione avanzata ma non molto costosa, può oggi essere definita in maniera più appropriata una “big science” poiché l’esigenza di utilizzare su larga scala tecnologie avanzate, e il conseguente aumento dei costi delle strumentazioni, richiedono risorse finanziarie notevoli. Questa tendenza trova particolari resistenze nel nostro paese e in particolare in Lombardia, regione ove è massima la concentrazione d’istituti dediti alla ricerca medica di base e di strutture ospedaliere di eccellenza, che tuttavia faticano a condividere risorse finanziarie, strumentali e competenze al fine di ottenere la massa critica indispensabile alla competizione con i laboratori internazionali. Il discorso sulle attrezzature deve essere necessariamente accompagnato anche da una riflessione sul capitale umano dedicato alla ricerca. L’evoluzione delle pratiche della ricerca biomedica ha comportato un processo di specializzazione disciplinare spinta all’estremo. Ne deriva la necessità di favorire approcci multidisciplinari perché le diverse specializzazioni cooperino alla produzione della conoscenza. Inoltre, appare importante valorizzare percorsi professionali interdisciplinari che garantiscano ai giovani ricercatori un ambiente di lavoro stimolante, nonché l’opportunità di maturare esperienze anche nella gestione autonoma di progetti e di confrontarsi con la comunità scientifica sulla base dei risultati raggiunti. I due fattori abilitanti, attrezzature e capitale umano, devono essere presi entrambi in considerazione se l’obiettivo è di consentire alla ricerca di raggiungere risultati di eccellenza.

Obiettivi

Il Piano d’Azione ha l’obiettivo generale di “investire” sulle organizzazioni che si occupano di ricerca in ambito medico, già operative sul territorio di riferimento della Fondazione e capaci di sviluppare progetti in grado di competere nel panorama della ricerca internazionale. Per evitare dispersioni di risorse s’intende privilegiare il sostegno di progetti di ricerca fondamentale, evitando il sostegno alla ricerca clinica tout court che richiederebbe una maggiore disponibilità di fondi e comporterebbe in alcuni casi il superamento della barriera di pre-competitività (es. sperimentazioni di nuovi trattamenti farmacologici, con potenziale coinvolgimento dell’industria farmaceutica). Benché le ricadute applicative in termini di sviluppo di nuovi approcci terapeutici e preventivi potranno essere ottenute solo nel medio-lungo periodo, il sostegno alla ricerca fondamentale consentirà di incrementare il bacino di conoscenze sui meccanismi patogenetici delle malattie cui attingere per gli studi successivi. Partendo da un ampio pool di ricerche di base, si può infatti ragionevolmente supporre che almeno alcune di queste pervengano a dimostrare la validità preclinica dei risultati raggiunti e possano quindi, ricorrendo a fonti di finanziamento addizionali e complementari a quelli della Fondazione, proseguire nello sviluppo di nuovi o più efficaci approcci preventivi, diagnostici e terapeutici. Nella consapevolezza dell’importanza di un rapido trasferimento dei risultati prodotti in laboratorio alla clinica, appare comunque importante favorire la collaborazione con la componente clinica, laddove orientata a migliorare la conoscenza delle patologie, facilitando in tale contesto il superamento delle barriere disciplinari. L’obiettivo generale si accompagna ad alcuni obiettivi specifici, quali: 1. innalzare la produttività scientifica dei team di ricerca localizzati sul territorio di riferimento della Fondazione; 1. incrementare l’impatto delle attività di ricerca condotte nei laboratori nel contesto scientifico internazionale; 2. favorire il ricambio generazionale stimolando il coinvolgimento di giovani ricercatori, anche in posizioni di responsabilità nell’ambito dei progetti finanziati e/o prevedendo percorsi formativi in affiancamento ai responsabili scientifici senior.

Strategie

Al fine di favorire la costituzione della massa critica necessaria per affrontare in modo efficace le grandi sfide del terzo millennio in tema di salute, saranno sviluppati strumenti in grado di massimizzare la collaborazione tra le organizzazioni di ricerca e tra i diversi gruppi di ricerca al loro interno. In alcuni casi potrà essere stimolata la cooperazione con centri di ricerca fuori dal territorio d’intervento della Fondazione, anche stranieri, laddove questi apportino un chiaro valore aggiunto rispetto alle competenze espresse dai gruppi lombardi e consentano loro una maggiore visibilità, grazie all’accesso a reti di collaborazione internazionali. Per assicurare l’identificazione delle ricerche migliori sul piano scientifico e dei gruppi meritevoli di sostegno, la Fondazione si avvarrà di un panel di esperti internazionale, che coadiuverà gli Uffici nella selezione dei progetti più meritevoli. Inoltre, alcune iniziative più strategiche potranno prevedere il coinvolgimento di esperti esterni e indipendenti anche nei processi di monitoraggio in itinere e di valutazione ex post, per verificare il raggiungimento degli obiettivi della Fondazione e la produzione di risultati di eccellenza. Infine, saranno esplorate opportunità di collaborazione con altri soggetti finanziatori della ricerca medica attivi sul territorio, al fine di ottimizzare l’utilizzo delle risorse sempre più scarse a disposizione.

La pietra è vita

Se pensiamo all’antichità e alle preziose ville di un tempo, uno dei materiali che ci viene subito in mente è la pietra. Veniva utilizzata per la stessa costruzione e per gli arredi interni.
Ancora oggi rappresenta un simbolo di raffinatezza, la regina di un’indiscussa classe, che completerà in modo eccelso il design di una casa.
I bagni in pietra, per esempio, sono una scelta elegante e conferiscono all’ambiente un tono lussuoso quanto basta ma anche minimal-chic. Tutto dipende da come viene interpretato, intersecato con i complementi d’arredo, e da quanto si vorrà osare.
Chi sceglie la pietra, opta per qualcosa che durerà tutta la vita: è giusto aspettarsi il massimo da questo materiale sia in termini estetici, sia in termini di durevolezza.
É una scelta stilistica che incontra persino il gusto di coloro che hanno deciso di arredare la propria casa in stile eco-friendly, la pietra è assolutamente naturale, pertanto rispetta l’ambiente in ogni forma possibile.
I colori saranno un altro aspetto stupefacente. Madre Natura ci offre pietre naturali di diverse tonalità, dalle più chiare alle più scure, ricche di venature, ruvide, o maggiormente levigate e lisce. Questo comporterà una vasta scelta di cromature, e creare un gioco di luci e colori nei vostri bagni in pietra sarà tanto affascinante quanto simbolo di eleganza.
Non è un caso che nelle migliori SPA, nei centri benessere e termali, si è circondati da arredi interamente in pietra. Donano una sensazione di calore e accoglienza, conducono la mente e il corpo a un totale relax e garantiscono l’impatto estetico più suggestivo che ci sia.

bagni in pietra
Perché rinunciare a tutto questo nella propria abitazione? Se bisognerà affrontare un piccolo costo in più, questo sarà presto ripagato dal fatto di avere un bagno per la vita: non è scalfibile e la manutenzione è minima.
I bagni in pietra possono essere realizzati in diversi modi, se lo spazio non manca, si potrà addirittura pensare a una vasca in pietra che diverrà l’attrattiva di tutto il bagno. I modelli disponibili sono molteplici, variano in base al gusto e al punto in cui devono essere collocati:

  • vasca regale: forma classica e bordature tondeggianti, idonea negli ambienti più raffinati;
  • vasca a culla: di forma ovale con un’estremità più alta dell’altra;
  • vasca lineare: con un design pulito, linea decisa da un unico blocco di pietra levigato e rifinito;
  • vasca a cono: ricorda molto i vecchi lavabi, ha una particolare linea che si presta a soluzioni d’arredo contemporanee e classiche.
    La pietra più utilizzata è il travertino, per le sue doti di robustezza e per la lavorazione alla quale si presta, ma il design è vasto e accontenta ogni gusto.
    Arredare i bagni in pietra richiede una particolare cura nei dettagli. I lavabi sono meravigliosi, anche se realizzati in una combinazione armonica di pietra e mogano, per coloro che desiderano spezzare lo stile.
    Persino la doccia, e lo stesso piatto doccia su misura, sono progettabili in pietra naturale. É possibile coordinare il loro colore con quello dei rivestimenti e dei pavimenti, scegliendo una pietra dalle venature delicate o più marcate, con la certezza di un’eleganza “senza-tempo”.
    Una casa dal sapore suggestivo parte sempre dalla scelta di materiali unici: la pietra è l’opzione più naturale che ci sia.

I bagni in pietra incanteranno voi e i vostri ospiti con uno stile pregiato e personalizzato.

CODICE DI NORIMBERGA

1. Il consenso volontario del soggetto umano è assolutamente essenziale. Ciò significa che la persona in questione deve avere capacità legale di dare il consenso, deve essere in grado di esercitare il libero arbitrio senza l’intervento di alcun elemento coercitivo, inganno, costrizione, falsità o altre forme di imposizione o violenza; deve avere sufficiente conoscenza e comprensione degli elementi della situazione in cui è coinvolto, tali da mettere in posizione di prendere una decisione cosciente e illuminata. Quest’ultima condizione richiede che prima di accettare una decisione affermativa da parte del soggetto dell’esperimento lo si debba portare a conoscenza della natura, della durata e dello scopo dell’esperimento stesso; del metodo e dei mezzi con i quali sarà condotto; di tutte le complicazioni e rischi che si possono aspettare e degli effetti sulla salute o la persona che gli possono derivare dal sottoporsi all’esperimento. II dovere e la responsabilità di constatare la validità del consenso pesano su chiunque inizia, dirige o è implicato nell’esperimento. È un dovere e una responsabilità che non possono essere impunemente delegati ad altri. 2. L’esperimento dovrà essere tale da fornire risultati utili al bene della società, e non altrimenti ricavabili con mezzi o metodi di studio; la natura dell’esperimento non dovrà essere né casuale né senza scopo. 3. L’esperiernnto dovrà essere impostato e basato sui risultati della sperimentazione su animali e sulla conoscenza della storia naturale del morbo o di altri problemi allo studio, cosicché risultati antecedenti giustifichino lo svolgersi dell’esperimento. 4. L’esperimento dovrà essere condotto in modo tale da evitare ogni sofferenza o lesione fisica e mentale che non sia necessaria. 5. Non si dovranno condurre esperimenti ove vi sia già a priori ragione di credere che possa sopravvenire la morte o un’infermità invalidante, eccetto forse quegli esperimenti in cui il medico sperimentatore si presta come soggetto. 6. Il grado di rischio da correre non dovrà oltrepassare quello determinato dalla rilevanza umanitaria del problema che l’esperimento dovrebbe risolvere. 7. Si dovrà effettuare una preparazione particolare, e particolari attenzione dovranno essere usate al fine di mettere al riparo il soggetto dell’esperimento da possibilità anche remote di lesione, invalidità o morte. 8. L’esperimento dovrà essere condotto solo da persone scientificamente qualificate. Sarà richiesto il più alto grado di capacità e attenzione in tutte le fasi dell’esperimento a coloro che lo conducono o vi sono comunque coinvolti. 9. Nel corso dell’esperimento il soggetto umano dovrà avere le libera facoltà di porre fine ad esso se ha raggiunto uno stato fisico o mentale per cui gli sembra impossibile continuarlo. 10.Durante l’esperimento lo scienziato responsabile deve essere pronto a interromperlo in qualunque momento se è indotto a credere in buona fede, dopo una ponderata riflessione con tutte le sue facoltà, che la continuazione dell’esperimento comporterebbe probabilmente lesioni, invalidità o morte per il soggetto umano

Linee guida per la presentare una ricerca scientifica per la pubblicazione

Uno dei principali compiti di un ricercatore è di comunicare risultati tecnici a una più vasta comunità scientifica. Sia la presentazione scritta che orale di comunicazioni scientifiche rappresentano un passo critico del metodo scientifico e sono la chiave del progresso all’interno della ricerca. La costruzione quindi di un manoscritto scientifico è cosa da non prendere alla leggera. In questo nostro contributo di servizio alla più vasta comunità scientifica, abbiamo pensato che potesse essere utile identificare alcuni degli aspetti comuni di un manoscritto scientifico ben ideato. E sono questi i punti che presentiamo in queste linee guida. Va notato che i manoscritti che sono accettati da una rivista scientifica per pubblicazione hanno tre distinti elementi principali: (1) l’idea generale; (2) l’esecuzione della ricerca, e (3) la presentazione della sintesi di quella ricerca. Anche se tutti e tre gli elementi sono di critica importanza, le linee guida che illustriamo in seguito sono più in sintonia con il terzo elemento, la presentazione di un lavoro di ricerca scientifica. Ciò significa che un’idea di scarso valore scientifico o un’investigazione mal progettata non può essere salvata da una presentazione pur se eccellente di quella ricerca scientifica, e un’idea eccellente anche se ben investigata rimane comunque soggetta a deludere se non le fa seguito un’ottima presentazione. Ci auguriamo che i concetti espressi in questa guida servano a ridurre al minimo i rischi di produrre una presentazione non all’altezza degli altri due elementi.

Struttura e approccio

La ricerca scientifica parte sempre da una ben definita domanda di ricerca che sfocia in un ben definito protocollo di ricerca con cui si pianifica l’intero approccio. Questa base dovrebbe condurre a un set di dati dal quale si può poi costruire il manoscritto. Manoscritti inoltrati a riviste scientifiche per essere pubblicati contengono i seguenti elementi.

• Frontespizio • Astratto o Abstract • Introduzione • Metodi • Resultati • Discussione • Conclusione • Riconoscimenti • Referenze • Indice generale e Indice delle Didascalie • Figure e didascalie delle Figure

Un ragionevole approccio alla stesura di un manoscritto scientifico può assumere il seguente ordine.Scrivere prima la sezione sui Metodi, che per la maggior parte deriva dal protocollo iniziale di ricerca, e, forse, da ciò che avviene durante la fase sperimentale del lavoro stesso in modo che tutti i dettagli sono inclusi attentamente. Costruire poi tutte le figure e tavole che contengono i dati inclusi nel lavoro, e poi scrivere la sezione che traccia i Risultati. Secondo il tipo di studio intrapreso, vi possono essere ripetizioni nella presentazione dei dati e la scrittura del testo. Riconsiderare le questioni scientifiche che il manoscritto tratterà ancora una volta facendo riferimento al protocollo di ricerca, e poi scrivere l’Introduzione. Fatto ciò, usare il contenuto dell’Introduzione e dei Risultati per scrivere la Discussione. Riassumere poi il tutto in un Abstract e poi condensare e mettere in rilievo l’Abstract nella sezione Conclusione. Segue una breve discussione di ciascuna delle sezioni. Si tratta solo di suggerimenti su come un manoscritto può essere compilato. Si possono usare altre strategie, ma non va dimenticato che la chiarezza è sempre il principio guida da osservare. In generale, lo scopo di un manoscritto scientifico è di costruire con assoluta chiarezza un documento che descrive una questione e poi ne presenta in maniera logica una risposta che si basa su risultati teoretici e sperimentali. Un manoscritto scientifico serve a comunicare al lettore informazioni tecniche. Ed è per questa ragione che il manoscritto è generalmente impostato in maniera lineare sia nella presentazione dei dati sia nella parte discorsiva. I paragrafi e le frasi vanno costruiti in maniera semplice. Un punto di vista che supporta questo concetto è che l’aspetto scientifico del manoscritto può essere già di per sé una sufficiente sfida per il lettore per cui il testo deve impegnarsi solo a comunicare l’informazione scientifica invece di ulteriormente offuscarne concetti e risultati con un apparato linguistico e sintattico troppo pesante.

Un frontespizio va sempre incluso. Nel frontespizio vanno inseriti il titolo del manoscritto che deve essere breve e semplice e i nomi degli autori e degli istituti cui essi appartengono. Va indicato anche la rivista cui il manoscritto viene inoltrato. Si forniscono inoltre cinque parole chiave e un breve titolo (cui a volte si fa riferimento come titolo di colonna) per il manoscritto. Fornire infine tutti i contatti necessari perché uno possa comunicare con l’autore.

L’abstract consiste tipicamente di un solo paragrafo. L’abstract va considerato un documento a parte per cui esso non ricalca il materiale della relazione e, allo stesso modo, la relazione non si affida al materiale contenuto nell’abstract. La prima frase enuncia chiaramente l’obiettivo dell’esperimento. Se l’esperimento si basa su un’ipotesi, cosa che è notevolmente preferibile, l’ipotesi va enunciata e seguita da dichiarazioni che ne descrivono le basi e le loro valutazioni. La frase successiva descrive come si è svolta l’investigazione. La frase che segue descrive, con quanta più precisione sia possibile, senza essere eccessivamente prolissi, i risultati dell’esperimento. L’ultima frase descrive il significato dei risultati e l’impatto di questo lavoro sull’intero campo di studi nel settore.

L’introduzione richiede una breve rassegna della letteratura esistente nell’argomento della ricerca. L’introduzione è quindi costruita come una specie di raccoglitore descrittivo che parte con gli argomenti più generici e va man mano a tracciare l’argomento del momento. Bastano tre o quattro paragrafi e non più. Un tipico approccio può essere di cominciare con un paragrafo o due che illustrano al lettore il nostro generale ambito di studi. I paragrafi successivi descrivono poi come un aspetto di questo campo potrebbe essere migliorato. Il paragrafo finale è assolutamente critico. Enuncia con assoluta chiarezza già dalla prima frase del paragrafo quale questione sperimentale riceverà una risposta nel presente studio. L’ipotesi è poi enunciata. Si descrive poi brevemente l’approccio che è stato utilizzato per testare l’ipotesi. Si può infine aggiungere una frase risolutiva per spiegare come la questione rappresenta un nuovo contributo all’intero campo di studi.

Questa sezione deve essere una pura e semplice descrizione dei metodi che sono stati utilizzati nella ricerca. Ciascun metodo va descritto in una sezione a parte. Si parte con una singola sezione che è una dichiarazione dei materiali che sono stati utilizzati nella ricerca, indicando i rivenditori e i suoi contatti per ciascun materiale. Questi dati sono di grande importanza per far sì che i lettori abbiano la capacità di poter ripetere la ricerca nel proprio istituto. In un’altra sezione va descritto ciascuna procedura e tecnica chiave che possano essere state utilizzate nella ricerca. Ogni spiegazione sarà breve e concisa. Nell’evento di uso di uno specifico design sperimentale, descrivere il design nella seconda sezione dei Metodi quella che segue l’elenco dei materiali utilizzati. Lo stesso va detto nell’evento che si utilizzi un elemento teoretico o di modellatura che va anch’esso incorporato nella porzione iniziale dei Metodi. Va infine ricordato di descrivere i metodi di analisi statistica che sono stati utilizzati per analizzare i risultati, il più probabilmente nella parte finale della sezione dei Metodi. Anche se non è normalmente raccomandato, l’uso della forma passiva è probabilmente corretto nella sezione dei Metodi.

La sezione dei Risultati presenta al lettore i dati sperimentali e non è ancora qui il momento in cui discutere o interpretare i dati. I dati in se stessi vanno presentati in tabelle e figure (vedi più avanti). Ciascun gruppo di tabelle e figure va presentato in un paragrafo a parte in cui si evidenziano, nel loro insieme, i trend e i punti di particolare interesse. Si potrà anche indicare la disposizione di una particolare tabella o figura nel testo. Per gli studi sperimentali, statistiche chiavi quali il numero di campioni (n), l’indice di dispersione (SD, SEM), e l’indice di valore medio (medio, mediano e moda) vanno dichiarati. Vanno incluse anche tutte le analisi statistiche eseguite ed è importante assicurarsi di indicare i dati statistici specifici, quali i valori p. Da notare che ciascuna tabella e figura che appare nel paper deve essere riportata nella sezione dei Risultati. Siate succinti.

La sezione Discussione, la più difficile da scrivere, sarà relativamente facile se sono stati seguiti i suggerimenti descritti sopra. In particolare, si fa riferimento all’ultimo paragrafo dell’introduzione. Se lo studio si è concentrato su un fenomeno e su alcuni effetti specifici, usare i risultati per descrivere ciascun effetto in paragrafi a parte. Se lo studio rappresenta invece un’ipotesi, usare i risultati per costruire un argomento logico che supporta o respinge la vostra ipotesi. Se lo studio ha identificato tre principali obiettivi, usare i risultati per spiegare ciascuno di questi obiettivi. Uno studio ben definito che è descritto nell’introduzione con i risultati di supporto presentati nella sezione Risultati, dovrebbe facilitare la costruzione della sezione Discussione. Dare il via alla sezione Discussione con un breve paragrafo che ancora una volta offre una sintesi dello studio. Si riassumono poi i risultati più importanti e, se applicabile, si accetta o si respinge l’ipotesi proposta. Vanno poi identificati i risultati più interessanti, rilevanti ed eccezionali che sono stati presentati nella sezione Risultati e questi risultati vanno contrastati alla luce di altri studi riportati nella letteratura. È spesso utile anche allo scopo informativo indicare se una discussione delle potenziali debolezze dell’interpretazione viene inclusa. Alla fine della sezione Discussione, prendere in considerazione gli altri studi nella letteratura che trattano quest’argomento e indicare come questo ultimo studio contribuisce ad un avanzamento nel nostro campo di studi.

Conclusioni

Ancora una volta va introdotto prima lo studio e poi vanno brevemente dichiarati i maggiori risultati. Vanno poi spiegati i maggiori punti della discussione. Si finisce infine con una dichiarazione di ciò che questo studio contribuisce all’avanzamento del campo di studi.

Riconoscimenti

Fornire una breve dichiarazione del contributo di ogni partecipante o consulente che non è incluso nella lista degli autori del manoscritto. Dichiarare quali sono state tutte le fonti di sostegno, assicurandovi che la dichiarazione segua le direttive guide indicate dall’istituto che ha contribuito i fondi.

Nelle referenze vanno incluse tutte le opere che sono state citate nel testo del paper. Le referenze includono tutte le opere considerate fonti chiavi nel campo che è oggetto del nostro studio e riportano anche gli studi già noti che supportano o hanno dato adito all’attuale studio. Non vanno però incluse nelle referenze opere di particolari autori o riviste solo per il piacere di includerli. È opportuno citare precedenti pubblicazioni del proprio laboratorio, ma ciò va fatto in maniera giudiziosa. Il formato delle referenze che va utilizzato è sicuramente quello della rivista alla quale si presenta il manoscritto. Vi sono programmi di software che rendono la citazione della letteratura particolarmente facile.

Indice generale e indice delle didascalie

Le tavole vanno generalmente incluse in una sezione a parte che segue le Referenze. Le tavole vanno accompagnate da didascalie e titoli in neretto. (i.e. Tabella 1: Proprietà dei materiali), seguita da una frase o due che descrive il contenuto e l’impatto dei dati inclusi nella tabella. La tabella stessa va formattata in maniera tale che i dati possono essere chiaramente presentati e facilmente interpretati dal lettore anche se poi la tabella è quasi certamente soggetta a essere riformattata dalla rivista per conformarla ai propri standard. Assicurarsi sempre che ciascuna tabella sia stata menzionata nel testo del manoscritto; ciò avverrà quasi sicuramente nella sezione intitolata Risultati, ma potrebbe anche avvenire nelle sezioni Introduzione, Metodi o Discussione.

Figure e didascalie delle figure

Come nel caso delle tabelle, le figure possono essere incluse in una sezione a parte che segue la sezione Referenze. Ancora una volta, la chiarezza è il fattore chiave, specialmente per le immagini e i grafi. Tutte le immagini devono essere di dimensioni più grandi possibili e includere una precisa barra di scala. I grafi devono essere grandi con indicazioni di dati ed etichette ad asse in caratteri grandi. Didascalie possono essere incluse all’interno dei grafi o nei sottotitoli. Tutte le figure vanno accompagnate da sottotitoli. I sottotitoli devono descrivere le figure in neretto (i.e. Figura 3), dare un breve titolo alla figura, brevemente presentare il risultato o l’interpretazione rilevante che si può ricavare dalla figura (ciò può essere modificato dal testo della sezione Risultati o Discussione), e finalmente dare il numero di ripetizioni verificatesi nell’esperimento (i.e., n=5) nonché a cosa fanno riferimento i punti dati (i.e. i dati sono i medi e le barre degli errori rappresentano le deviazioni standard). Come per le tabelle, anche le figure devono avere un riscontro preciso nel testo del manoscritto.

Dichiarazione di Helsinki

Principi etici per la ricerca medica che coinvolge soggetti umani

Adottata dalla 18a Assemblea Generale dall’AMM a Helsinki, Finlandia, nel giugno 1964 ed emendata dalla 29a Assemblea Generale a Tokyo, Giappone, nell’ottobre 1975, dalla 35a Assemblea Generale a Venezia, Italia, nell’ottobre 1983, dalla 41a Assemblea Generale a Hong Kong, nel settembre 1989, dalla 48a Assemblea Generale a Somerset West, Repubblica del Sud Africa, nell’ottobre 1996 e dalla 52a Assemblea Generale a Edimburgo, Scozia, nell’ottobre 2000.

A. Introduzione

1. L’Associazione Medica Mondiale ha elaborato la Dichiarazione di Helsinki come dichiarazione di principi etici che forniscano una guida per i medici e per gli altri partecipanti ad una ricerca medica che coinvolge soggetti umani. La ricerca medica che coinvolge soggetti umani include la ricerca su materiale umano identificabile o su altri dati identificabili. 2. E’ dovere del medico promuovere e salvaguardare la salute delle persone. Le sue conoscenze e la sua coscienza sono finalizzate al compimento di questo dovere. 3. La Dichiarazione di Ginevra dell’Associazione Medica Mondiale impegna il medico con le parole “La salute del mio paziente sarà la mia preoccupazione principale”, e il Codice Internazionale di Etica Medica dichiara che “Un medico dovrà agire solo nell’interesse del paziente quando fornisca una cura medica che possa avere l’effetto di indebolire lo stato fisico e mentale del paziente”. 4. Il progresso medico è fondato sulla ricerca la quale a sua volta si deve basare in qualche misura su una sperimentazione che coinvolga soggetti umani. 5. Nella ricerca su soggetti umani, le considerazioni correlate con il benessere del soggetto umano devono avere la precedenza sugli interessi della scienza e della società. 6. Lo scopo primario della ricerca medica che coinvolga soggetti umani è quello di migliorare le procedure preventive, diagnostiche e terapeutiche e di comprendere l’eziologia e la patogenesi della malattia. Anche i più comprovati metodi preventivi, diagnostici e terapeutici devono continuamente essere messi in discussione mediante la ricerca sulla loro efficacia, efficienza, accessibilità e qualità. 7. Nella pratica medica corrente e nella ricerca medica, la maggior parte delle procedure preventive, diagnostiche e terapeutiche implicano rischi ed aggravi. 8. La ricerca medica è sottoposta agli standard etici che promuovono il rispetto per tutti gli esseri umani e proteggono la loro salute e i loro diritti. Alcuni soggetti di ricerca sono vulnerabili e richiedono una speciale protezione. Devono essere riconosciuti le particolari necessità di coloro che sono economicamente e medicalmente svantaggiati. Una speciale attenzione è pure richiesta per coloro che non possono dare o che rifiutano il consenso personale, per coloro che possono essere esposti a dare il consenso sotto costrizione, per coloro che non beneficeranno personalmente dalla ricerca e per coloro per i quali la ricerca è associata alla cura. 9. I ricercatori devono essere al corrente dei requisiti etici, giuridici e regolatori della ricerca sui soggetti umani, sia i requisiti nazionali sia quelli internazionali, ove applicabili. Nessun requisito nazionale di natura etica, giuridica o regolatoria deve poter ridurre o eliminare alcuna delle protezioni per i soggetti umani esposte in questa Dichiarazione.

B. Principi basilari per tutta la ricerca medica

10.Nella ricerca medica è dovere del medico proteggere la vita, la salute, la riservatezza e la dignità del soggetto umano. 11.La ricerca medica che coinvolge soggetti umani deve essere conforme ai principi scientifici universalmente accettati e deve essere basata su una approfondita conoscenza della letteratura scientifica, di altre rilevanti fonti di informazione, e su un’adeguata sperimentazione in laboratorio e, ove appropriato, sull’animale. 12.Un’appropriata cautela deve essere posta nella conduzione di ricerche che possano incidere sull’ambiente, e deve essere rispettato il benessere degli animali utilizzati per la ricerca. 13.Il disegno e l’esecuzione di ogni procedura sperimentale che coinvolga soggetti umani devono essere chiaramente descritti in un protocollo di sperimentazione. Tale protocollo deve essere sottoposto ad esame, commenti, orientamenti e, dove previsto, all’approvazione da parte di un comitato etico di revisione appositamente istituito, che deve essere indipendente dal ricercatore, dallo sponsor e da qualsiasi altro tipo di indebita influenza. Questo comitato indipendente deve essere conforme alle leggi ed ai regolamenti della nazione in cui la sperimentazione è condotta. Il comitato ha titolo per monitorare i trial in corso. Il ricercatore ha l’obbligo di fornire le informazioni di monitoraggio al comitato, specialmente quelle relative agli eventi avversi seri. Il ricercatore deve anche sottoporre al comitato, per la revisione, le informazioni relative a finanziamento, sponsor, appartenenze a istituzione, altri potenziali conflitti di interesse e incentivi per i soggetti di sperimentazione. 14.Il protocollo di ricerca deve sempre contenere una esposizione delle considerazioni etiche implicate e deve recare l’indicazione di conformità con i principi enunciati nella presente Dichiarazione. 15.La ricerca biomedica che coinvolge soggetti umani deve essere condotta solo da persone scientificamente qualificate e sotto la supervisione di un medico competente sul piano clinico. La responsabilità nei confronti del soggetto umano deve sempre ricadere sul personale medico qualificato e mai sul soggetto della ricerca, anche se questi ha dato il proprio consenso. 16.Ogni progetto di ricerca medica che coinvolga soggetti umani deve essere preceduto da un’attenta valutazione dei rischi e degli aggravi prevedibili in rapporto ai benefici attesi per il soggetto stesso o per altri. Ciò non preclude la partecipazione di volontari sani ad una ricerca medica. Il disegno di tutti gli studi deve essere pubblicamente disponibile. 17.I medici devono astenersi dall’intraprendere progetti di ricerca che coinvolgano soggetti umani a meno che non siano sicuri che i rischi implicati siano stati adeguatamente valutati e possano essere controllati in modo soddisfacente. I medici devono interrompere ogni ricerca se i rischi si presentano superiori ai potenziali benefici o se si è raggiunta già una prova definitiva di risultati positivi e benefici. 18.La ricerca medica che coinvolga soggetti umani deve essere condotta solo se l’importanza dell’obiettivo prevalga sui i rischi e gli aggravi connessi per il soggetto. Ciò è particolarmente importante quando i soggetti umani siano volontari sani. 19.La ricerca medica è giustificata solo se vi è una ragionevole probabilità che le popolazioni in cui la ricerca è condotta possano beneficiare dei risultati della ricerca. 20.I soggetti devono essere volontari e partecipare informati al progetto di ricerca. 21.Il diritto dei soggetti di sperimentazione alla salvaguardia della loro integrità deve essere sempre rispettato. Deve essere adottata ogni precauzione per rispettare la privacy del soggetto, la riservatezza sulle informazioni relative al paziente e per minimizzare l’impatto dello studio sulla integrità fisica e mentale del soggetto e sulla sua personalità. 22.In ogni ricerca su esseri umani ciascun potenziale soggetto deve essere adeguatamente informato degli scopi, dei metodi, delle fonti di finanziamento, di ogni possibile conflitto di interessi, della appartenenza istituzionale del ricercatore, dei benefici previsti e dei rischi potenziali connessi allo studio, nonché dei fastidi che esso potrebbe comportare. Il soggetto deve essere informato del diritto di astenersi dal partecipare allo studio o della possibilità di ritirare il consenso alla partecipazione in qualsiasi momento senza ritorsioni. Solo dopo essersi assicurato che il soggetto abbia compreso le informazioni, il medico deve ottenere dal soggetto il consenso informato, liberamente espresso, preferibilmente in forma scritta. Se il consenso non può essere ottenuto per iscritto, deve essere formalmente documentato e testimoniato un consenso non scritto. 23.Nell’ottenere il consenso informato al progetto di ricerca, il medico deve essere particolarmente attento quando il soggetto si trovi in una condizione di dipendenza nei suoi confronti o possa sentirsi costretto a dare il consenso. In questo caso il consenso informato deve essere ottenuto da un altro medico che conosca bene la ricerca ma non sia coinvolto in essa e che sia completamente indipendente nella relazione col soggetto. 24.Per un soggetto di ricerca che sia legalmente, fisicamente o mentalmente incapace di dare il consenso, o per un minore legalmente incapace, il ricercatore deve ottenere il consenso informato dal tutore legale, in accordo con la legislazione specifica. Questi gruppi di soggetti non devono essere inclusi in una ricerca a meno che la ricerca stessa non sia necessaria per promuovere la salute della popolazione rappresentata e tale ricerca non possa essere invece attuata su persone legalmente capaci. 25.Quando un soggetto giudicato legalmente incapace, come un minore, sia capace di dare un assenso alla decisione di partecipare in una ricerca, lo sperimentatore deve ottenere tale assenso in aggiunta a quello del tutore legale. 26.La ricerca su individui dai quali non sia possibile ottenere un consenso, incluso quello rappresentato o anticipato, deve essere attuata solo se la condizione fisica o mentale che impedisce di ottenere il consenso è una caratteristica necessaria della popolazione in studio. Le ragioni specifiche per coinvolgere soggetti di ricerca che si trovino in condizioni tali da renderli incapaci di dare un consenso informato devono essere dichiarate nel protocollo di sperimentazione per l’esame e l’approvazione da parte del comitato di revisione. Il protocollo deve dichiarare che il consenso a rimanere nella ricerca sarà ottenuto non appena possibile da parte dello stesso soggetto o da un rappresentante legalmente autorizzato. 27. Sia gli autori sia gli editori hanno obbligazioni etiche. Nella pubblicazione dei risultati della ricerca gli sperimentatori sono obbligati a salvaguardare l’accuratezza dei risultati. Sia i risultati negativi sia quelli positivi devono essere pubblicati o resi in qualche modo pubblicamente disponibili. Le fonti del finanziamento, l’appartenenza istituzionale ed ogni possibile conflitto di interessi devono essere dichiarati nella pubblicazione. Relazioni di sperimentazioni non conformi con i principi fissati in questa Dichiarazione non devono essere accettati per la pubblicazione.

C. Principi aggiuntivi per la ricerca medica associata alle cure mediche

1. Il medico può associare la ricerca medica con le cure mediche solo con il limite che la ricerca sia giustificata da un potenziale valore preventivo, diagnostico o terapeutico. Quando la ricerca medica è associata con le cure mediche si applicano degli standard addizionali per proteggere i pazienti che sono soggetti di ricerca. 2. I benefici, i rischi, gli aggravi e l’efficacia di un nuovo metodo devono essere valutati in confronto con quelli dei migliori metodi preventivi, diagnostici e terapeutici attualmente in uso. Ciò non esclude l’impiego di placebo, o l’assenza di trattamento, negli studi dove non esistono metodi comprovati di prevenzione, diagnosi o terapia. 3. A conclusione dello studio, ad ogni paziente entrato nello studio deve essere assicurato l’accesso ai migliori metodi preventivi, diagnostici e terapeutici di comprovata efficacia identificati dallo studio. 4. Il medico deve informare pienamente il paziente di quali aspetti della cura sono correlati con la ricerca. Il rifiuto di un paziente a partecipare in uno studio non deve mai interferire con la relazione medico-paziente. 5. Nel trattamento di un paziente, laddove non esistano comprovati metodi preventivi, diagnostici e terapeutici o questi siano stati inefficaci, il medico, con il consenso informato del paziente, deve essere libero di usare mezzi preventivi, diagnostici e terapeutici non provati o nuovi, se a giudizio del medico essi offrono speranza di salvare la vita, ristabilire la salute o alleviare la sofferenza. Laddove possibile, tali mezzi dovrebbero essere fatti oggetto di una ricerca disegnata per valutare la loro sicurezza ed efficacia. In tutti i casi, le nuove informazioni devono essere registrate e, dove opportuno, pubblicate. Tutte le altre linee-guida di questa Dichiarazione devono essere seguite.