Alcott sceglie 3d0

Il noto brand fashion Alcott decide di puntare sulla vendita online e per farlo si affida all’efficienza tecnica ed alla creatività visiva della web agency Napoli “Tre punto Zero”.
Si scrive 3d0, si legge Three doth Zero per dirla all’inglese, oppure Tre punto Zero per pronunciarla all’italiana, oppure ancora Tre di O come a volte sbagliano a chiamarla i non addetti ai lavori, ignari forse del significato del nome ma consapevoli di trovarsi di fronte a qualcosa di diverso, capace di distinguersi dalla massa di web agency.

Tirando le somme di tre anni di avanguardia digitale conquistata sul web lottando e scalciando con una cultura troppo spesso legata affettivamente all’analogico, 3d0 significa guardare sempre avanti, puntando su concetti semplici come qualità ed originalità.

La qualità (e anche la quantità, perché no) dei servizi offerti, tra brand identity, web design, digital strategy, development, web hosting. L’originalità di un team composto da persone reali dotate del giusto mix di competenza (il web ci scansi dai professionisti dell’ultima ora che un giorno si svegliano grafici e il mattino dopo si improvvisano social media manager) e creatività, perché internet non contempla i termini “noia” e “banale”.

È con queste premesse che la 3d0 Digital Agency – connotata dal payoff “real people, digital inside” – si è guadagnata la fiducia dei suoi clienti, il rispetto dei motori di ricerca, sempre presente nella prima pagina di Google, oltre ad essere un’agenzia certificata Google Partner, e il riconoscimento di web agency più interessante del panorama digitale nazionale.

Ultimo brand a finire nel portfolio 3d0, la celebre firma di moda Alcott, online finalmente anche con il suo e-shop alcott.eu, che a meno di un mese dalla sua pubblicazione ha già registrato un flusso di utenti/clienti rilevante per il mercato.

I Valori Thun

Nell’azienda di Bolzano Thun, i sogni diventano realtà regalando gioia con il cuore. Nel mondo di fiaba Thun si fanno rivivere i valori dell’infanzia, i sogni, la magia ed il calore.
In Thun si porta cosí questo mito nella realtà grazie a prodotti realizzati a mano, alle immagini e ai nostri comportamenti.

Le creazioni Thun nascono per portare gioia nelle case e nella vita di ogni donna nei momenti intimi e privati, impreziosendo il tempo passato insieme alle persone care, alla famiglia, o semplicemente con se stessa. Come solo lo sguardo di un bimbo che dorme sa fare, le creazioni Thun scaldano il cuore con affetto e tenerezza.

Attraverso le realizzazioni Thun, amorevolmente curate in ogni dettaglio, vengono rappresentati i valori autentici che ispirano l’attività dell’azienda dei conti Thun.
Anche le confezioni Thun sono rifinite con dolcezza, perché ogni parte dei prodotti sia un sincero messaggio d’affetto.

È questa l’idea di calore umano della Thun, un calore che viene trasmesso alle creazioni Thun per arrivare a toccare i cuori dei tanti appassionati.

Ogni creazione Thun è simbolo di valori positivi e contribuisce a dare vita ad un mondo in cui regnano gioia, tenerezza e sentimenti che siano capaci di aprire il cuore delle persone, impreziosendo con amore la loro vita. Tutto ciò, rappresenta il bene e la positività che auguriamo a noi stessi e alle persone che amiamo.

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La contessa Lene Thun

Una donna speciale che ha amato il suo lavoro dal profondo del cuore ed è così riuscita a toccare i cuori di moltissime altre persone.

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Radical Design

Nel corso degli anni Settanta e Ottanta nacque il Radical Design, una tendenza in contrasto con il design di stampo funzionalista, che proponeva il recupero della decorazione, delle tradizioni popolari e del kitsch (termine comunemente usato come sinonimo di «cattivo gusto», che indica anche oggetti sovraccarichi di elementi decorativi oppure che imitano materiali e stili). I gruppi Archizoom Associati, Memphis (guidato da Ettore Sottsass) e Alchimia (guidato da Alessandro Mendini) hanno in genere prodotto oggetti che rientrano in questa tendenza in cui, in linea con le ricerche postmoderne, l’ostentazione dell’originalità estetica e dell’aspetto ludico prevalgono sulla ricerca tecnica e sulla funzionalità. Tali gruppi, riconducibili al movimento dell’Anti-Design, hanno elaborato oggetti usando nuovi linguaggi più liberi e fantasiosi, irrazionali ed espressivi, assimilabili per alcuni aspetti a quelli delle arti figurative. Ad esempio, alcuni dei loro progetti furono realizzati presso laboratori artigianali in pezzi unici o in un numero molto limitato di esemplari, e vennero poi venduti come opere d’arte a un pubblico elitario attraverso un circuito di gallerie specializzate. Questi designer hanno quindi infranto i confini tra arte e artigianato, svincolandosi dalla progettazione industriale e dalla funzione sociale comunemente attribuita al design.

Le tendenze degli ultimi anni

In ambito internazionale il design attuale si confronta con le rivoluzionarie innovazioni operate dai grandi designer del Novecento allo scopo di superarle, coniugando alta tecnologia e materiali naturali o artificiali a una pluralità di funzioni e linguaggi formali. A dispetto della complessità del panorama più recente, si possono evidenziare due tendenze fondamentali: l’una di stampo funzionalista applicata a tutti i settori della produzione industriale, l’altra che dà grande rilievo alle valenze estetiche ed espressive ed è applicata prevalentemente ai mobili, agli oggetti d’arredamento e alle lampade. Quest’ultima tendenza, i cui maggiori esponenti sono Ron Arad, Philippe Starck e Michael Graves, punta molto sugli aspetti psicologici del design creando oggetti dalle forme particolarmente “seducenti”.

Con la crescente globalizzazione dell’economia di mercato, il design ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel consentire ai produttori di raggiungere mercati diversi con oggetti sempre più accattivanti e competitivi. Tale finalità è esplicitamente dichiarata dallo studio Lunar Design di Palo Alto in California: «Il nostro obiettivo è risolvere i problemi di marketing, mettendo in contatto marchi, tecnologia e consumatori in modi innovativi e coinvolgenti». Il design oggi è arrivato a comprendere una tale gamma di prodotti, tendenze, idee e tecnologie da condizionare la nostra esperienza del mondo e la percezione che abbiamo dell’ambiente. I grandi designer dei nostri giorni sono dunque coloro che hanno la capacità di intuire i bisogni della gente: essi lavorano al fine di migliorare la qualità della vita attraverso la progettazione di soluzioni innovative, che talvolta trascendono la natura e la forma tradizionale degli oggetti. Il design attuale presenta così tipologie oggettuali assolutamente nuove e originali. Sono sempre più numerosi, ad esempio, mobili e oggetti multifunzionali e trasformabili, ideati per gli spazi ridotti dell’abitare attuale: essi rappresentano nuove tipologie ibride capaci di fondere più funzioni diverse in un unico oggetto o elemento d’arredo.

Nuovi materiali e tecnologie innovative

Una delle principali ragioni della continua innovazione che caratterizza il design degli ultimi anni è la sempre maggior disponibilità di materiali di nuova elaborazione forniti, in buona parte, dalla ricerca in ambito scientifico. Possono così essere usati materiali con caratteristiche talmente nuove da disorientare la nostra percezione come, per fare qualche esempio, le ceramiche flessibili, le plastiche in grado di emettere luce, le schiume di metallo o il cemento talmente leggero da poter “galleggiare” nell’acqua. La complessità del lavoro progettuale, nel lungo e spesso difficile iter che conduce dall’idea alla produzione effettiva, oggi si accompagna quindi a un’offerta sempre più ampia di tecnologie sofisticate e di materiali, che consentono la realizzazione, un tempo impensabile, di progetti dotati di caratteristiche estetiche e funzionali originali e innovative. Ad esempio, i gel di poliuretano, come il TechnoGel, il Levagel e l’Ergogel, utilizzati in campo medico per i teli dei tavoli operatori, per i cuscini antidecubito e per i dispositivi ortopedici (ginocchiere, cavigliere e così via), sono stati impiegati di recente anche nel design per realizzare sedili o braccioli morbidi ed ergonomici. Anche nel vasto ambito dell’illuminazione le sperimentazioni sono infinite, a livello sia formale che materiale. Recente è l’utilizzo dei LED (Light Emitting Diode, dispositivi elettronici in grado di visualizzare informazioni digitali sotto forma di caratteri luminosi) nella creazione di lampade innovative. I materiali tradizionali come stoffe, rafia, giunco, metalli, cartone (per mobili da montaggio fai da te) e legno possono essere lavorati e impiegati in modo innovativo. Ad esempio, alcuni giovani designer hanno recentemente utilizzato in modo sperimentale il coverflex strutturale: pannelli di legno opportunamente fresati e quindi dolcemente curvati per ottenere diversi elementi d’arredo. Trasparenza, adattabilità, leggerezza unita a resistenza, uniformità e uso di materiali prima inutilizzabili sono qualità spesso consentite da nuovi processi di lavorazione e produzione.

L’influenza delle nuove tecnologie informatiche, applicate sia alla progettazione con i software CAD (Computer Aided Web-Design) sia alla produzione con i software CAM (Computer Aided Manufacturing), ha consentito di creare oggetti altamente innovativi, multifunzionali, dalle forme complesse o miniaturizzati. Tali tecnologie permettono anche l’automazione del percorso che conduce dall’ideazione allo stampaggio: i progetti, elaborati al computer, viaggiano in rete e vengono direttamente tradotti in modelli in resina tramite i recenti processi di rapid prototyping (RP) o «prototipazione rapida». Da qui possono passare alla fabbricazione, consentendo un continuo e veloce scambio di informazioni. Internet ha così contribuito a facilitare la diffusione di ricerche e la realizzazione di prototipi riducendo i tempi necessari alla progettazione e i costi della messa in produzione. Anche nella realizzazione effettiva dei prodotti sono state sviluppate nuove tecniche. Un esempio è il rotomoulding, o «stampaggio rotazionale», grazie al quale si ottengono corpi cavi in plastica. In precedenza non esistevano soluzioni adeguate per realizzare oggetti di questo tipo. Tutti i progressi e le sperimentazioni riguardano sia la ricerca di innovazioni tecnologico-produttive, materiche, ma anche formali e funzionali, in rapporto a nuovi stili di vita.

La nascita di un’etica del design

Alcuni designer stanno promuovendo da qualche anno l’uso della tecnologia finalizzato alla realizzazione di oggetti semplici che tengano conto delle reali necessità umane, rivalutando l’uso di materiali naturali e processi produttivi a bassa tecnologia o comunque a basso impatto ambientale. Le ricerche più all’avanguardia nell’ambito del web agency design sono attualmente proprio quelle che considerano ogni singola idea valutando attentamente tutte le conseguenze della sua realizzazione in termini di risorse energetiche, di materiali, di processi di produzione, di gestione degli scarti e riduzione degli imballaggi, fino alla valutazione delle modalità di riciclaggio ed eliminazione dell’oggetto dopo l’uso. Il compito del designer contemporaneo sarebbe quindi quello di indirizzare i consumatori verso linee di prodotti sostenibili e in grado di rispondere con semplicità ai bisogni reali della società. Dalla consapevolezza che i designer dimostrano per le conseguenze delle loro scelte è nata un’etica del design, che molto probabilmente influenzerà il futuro della progettazione industriale.

Introduzione alla storia del disegno industriale

Design

Disegno industriale è la traduzione italiana della voce industrial design dei paesi di lingua anglosassone. Design è un termine di ritorno, perché riprende l’italiano disegno (dal latino designare, delimitare, tracciare, indicare), di cui accentua il significato progettuale.

Il termine «design», da cui poi è derivato web-design – diffuso in Italia dalla metà del secolo scorso, è un’abbreviazione dell’espressione inglese industrial design («disegno industriale») che si riferisce alla progettazione di oggetti producibili industrialmente, in serie (oggetti d’uso, mobili e complementi d’arredo, come lampade, elettrodomestici, utensili, mezzi di trasporto e così via). Tale progettazione appare incentrata sulla ricerca di una perfetta simbiosi tra forma e funzione, ossia di un’integrazione il più possibile efficace e armonica tra aspetti tecnologico-funzionali e qualità estetico-formali. Per questo motivo non appartengono all’ambito del design prodotti industriali nella cui progettazione vengono studiati unicamente caratteri funzionali e tecnici (ingranaggi di macchine, componenti di un motore o circuiti di un computer), ignorando quelli estetici. Allo stesso modo, non sono oggetti di design tutti quei prodotti in cui viene privilegiato l’aspetto estetico, di ricerca formale e volumetrica, senza tenere conto della funzionalità o di nuove soluzioni tecniche. Quando un oggetto già esistente viene solo “rivisitato” a livello estetico, senza apporti tecnici o funzionali significativi, si parla di redesign o styling, ossia di un’operazione di «cosmesi» (così definita dal critico d’arte Gillo Dorfles) tesa a rinnovare l’immagine dell’oggetto per incentivarne il consumo, non elaborando però un progetto nuovo. Ciò avveniva, ad esempio, negli anni Trenta nel mercato delle automobili americane, in cui i nuovi modelli presentavano solo abbellimenti estetici della carrozzeria.

Il rapporto tra forma e funzione nell’oggetto di design

L’autentico industrial design dovrebbe tendere a una sempre maggiore efficacia del rapporto forma-funzione, non privilegiando uno solo dei due aspetti ma valutandoli e sviluppandoli parallelamente nell’iter progettuale, in modo che risultino totalmente integrati nel prodotto finale. Ogni progetto di design dovrebbe apportare un’innovazione o una modifica significativa, capace di elevare la qualità complessiva dell’oggetto – a livello funzionale, estetico, materico, tecnologico – rispetto a prodotti precedenti della stessa tipologia. Il rapporto tra forma e funzione può nondimeno essere concepito in molti modi diversi: alcuni designer cercano di nascondere la struttura o le soluzioni tecniche (meccanismi, ingranaggi o impianti elettrici) che determinano la funzionalità dell’oggetto, altri tendono invece a evidenziarle e a valorizzarle. Alcuni progetti si basano principalmente sulla ricerca di funzioni e processi produttivi avanzati, altri sullo studio di nuovi volumi e forme visivamente accattivanti o sull’utilizzo di materiali esaltati nelle loro peculiarità estetiche e strutturali (texture, colore, proprietà fisiche e così via). Nel corso degli anni, si è inoltre sviluppata una crescente attenzione all’ergonomia, scienza applicata tesa a ottenere la massima funzionalità di oggetti, strumenti e macchine in rapporto alle modalità di utilizzo, quindi alle proporzioni e alle caratteristiche anatomiche del corpo umano. Un rapporto ideale tra forma e funzione, però, vista anche la ricchezza delle possibilità oggi offerte al progettista dal progresso tecnologico, si ha quando esiste un perfetto equilibrio tra i due aspetti, ossia quando le scelte estetiche compiute sembrano conseguenti alla funzione e viceversa, senza prevaricazioni o forzature.

Le origini dell’industrial design

L’applicazione di ricerche estetico-formali proprie delle arti a oggetti funzionali, di utilizzo quotidiano, ha origini antiche: anche nel passato, infatti, molti artisti si sono occupati dell’ideazione di oggetti comuni (arredi e suppellettili) che venivano prodotti artigianalmente. Nel XIX secolo, con l’avvento dell’industrializzazione, dopo una prima e lunga fase in cui i prodotti seriali abbinavano funzionalità e tecnologia a una scarsa qualità estetica, molti architetti e artisti cominciarono a dedicarsi alla progettazione industriale, in alcuni casi sollecitati dagli imprenditori. L’industrial design nacque quindi dall’esigenza di elevare, soprattutto dal punto di vista estetico, gli oggetti fabbricati in serie dall’industria al livello di quelli, più pregevoli e costosi, prodotti dall’artigianato artistico. Dagli ultimi decenni dell’Ottocento, e per tutto il corso del Novecento, diversi movimenti e scuole di arti applicate e design hanno dimostrato che è possibile conferire all’oggetto industriale un alto valore formale. Particolarmente significative appaiono, sul piano storico-artistico e tecnologico, le esperienze delle Arts & Crafts in Gran Bretagna e del Bauhaus in Germania. Il movimento delle Arts & Crafts sorse in Inghilterra intorno al 1880 per iniziativa di un gruppo di artisti e intellettuali, tra i quali William Morris. Dopo un primo periodo in cui rifiutarono la produzione industriale in serie, vista come distruzione della tradizione artigianale, essi affermarono la necessità di porre rimedio alla mediocre qualità tecnica ed estetica degli oggetti prodotti industrialmente, e si impegnarono a tale scopo.

Molto importante fu poi l’esperienza della scuola del Bauhaus. Essa fu fondata in Germania da Walter Gropius nel 1919 e venne chiusa dal regime nazista nel 1933 per reprimere gli ideali democratici che l’animavano. Questa scuola, in cui insegnarono molti tra i più grandi artisti del tempo, si pose l’obiettivo di superare la distinzione tra arte, artigianato e produzione industriale attraverso l’elaborazione di linguaggi nuovi e l’interazione tra esperienza artistica, tecnologia industriale e studio della psicologia e della fisiologia umana. Uno degli scopi principali del Bauhaus fu quello di ideare oggetti di qualità prodotti in serie, in cui avessero grande rilevanza gli aspetti di carattere estetico-artistico, la funzionalità e gli aspetti tecnologici relativi alla scelta dei materiali e ai costi dei processi produttivi. Il design industriale assunse quindi un importante ruolo sociale, in quanto mirava alla diffusione di oggetti esteticamente e funzionalmente validi ma il più possibile economici, al fine di elevare per tutti la qualità della vita. Gli ideali etico-sociali e le ricerche formali, strutturali, materiche e tecnologiche elaborate al Bauhaus ebbero fondamentali e profonde conseguenze sulla storia del design: si proponeva infatti una nuova concezione dell’oggetto, la cui bellezza non coincideva più con la ricchezza decorativa del costoso pezzo artigianale, ma con una purezza geometrico-lineare strettamente legata all’efficacia funzionale e all’economicità produttiva.

Il design contemporaneo

Il design ha presentato molteplici concezioni nel corso della sua storia, in quanto è sempre stato profondamente legato al contesto storico, culturale, artistico, sociale e geografico di appartenenza, quindi al pensiero di progettisti e scuole differenti. Negli Stati Uniti a partire dagli anni Trenta del Novecento si sviluppò una tendenza definita styling, che privilegiava lo studio dell’aspetto estetico degli oggetti, finalizzato prevalentemente all’incentivazione del consumo dei prodotti industriali. Nei paesi scandinavi invece si sviluppò, sull’esempio delle ricerche dell’architetto finlandese Alvar Aalto, un design che puntava sull’uso di materiali di origine naturale e sulla realizzazione di oggetti di facile utilizzo. La funzionalità non era l’unico obiettivo perseguito da Aalto e dagli altri designer, poichè gli oggetti da loro realizzati con materiali tradizionali, come il legno o il vetro, dovevano anche essere in grado di soddisfare i bisogni psicologici dei loro utenti, risultando esteticamente piacevoli e “naturali” grazie alle loro forme curve e organiche (figg. 14 e 15). Essi si ponevano così in decisa polemica con l’approccio al design proposto dal Bauhaus, che per l’eccessivo rigore formale non era apprezzato dal grande pubblico. Nel secondo dopoguerra in Germania, grazie soprattutto ai designer della Scuola superiore di Progettazione di Ulm, diretta da Max Bill (formatosi alla scuola del Bauhaus) e in seguito da Tomás Maldonado, fu ulteriormente approfondito il rapporto tra l’attività progettuale del designer e i processi di produzione industriale. Le teorie elaborate a Ulm portarono alla definizione di un linguaggio detto della «buona forma» (in tedesco gute Form), che assunse un carattere internazionale. Tale linguaggio, che si basava su una costante ricerca di praticità, razionalità, semplicità ed economicità, costituì anche il principio stilistico di base del Funzionalismo.