Planetario gonfiabile a Roma

A Roma presso Technotown ci sarà il Planetario Gonfiabile per un Natale tra i giochi gonfiabili.

I Musei in Comune di Roma si preparano alle feste di Natale con un programma di iniziative.

planetario gonfiabile di roma

La struttura del cosiddetto ‘Planetario gonfiabile’ riproduce in uno spazio di 6 metri di diametro un sistema di proiezione, che grazie ad una rinnovata tecnologia digitale, è in grado di riprodurre le 1500 stelle più luminose del cielo boreale e australe, con le costellazioni, il Sole, la Luna e le sue fasi, i pianeti, la Via Lattea e 12 astri del cielo profondo.

Si apre una finestra sul cielo: il Planetario di Roma atterra a Technotown.

Torna di nuovo in orbita questa suggestiva ‘macchina dello spazio e del tempo’ sulla ludoteca di Villa Torlonia, con tanti sorprendenti viaggi alla scoperta della volta celeste: piccoli astronomi e adulti esploratori, studenti e famiglie, potranno lanciarsi nelle profondità del cosmo a svelare i segreti di astri, comete e galassie.

In attesa della riapertura del Planetario e Museo Astronomico di Roma Capitale – gioielli della rete del Sistema Musei Civici della Sovrintendenza Capitolina temporaneamente chiusi per lavori di riqualificazione dell’edificio in adeguamento alle normative – la ricca    programmazione di spettacoli dal vivo e osservazioni astronomiche del museo di piazza Agnelli riprenderà in open space (trasferta): il Planetario gonfiabile, riproduzione itinerante della grande Cupola dell’Eur, sarà ‘in campo base’ a Technotown, allestito nella Sala del Consiglio, arricchendo attività e percorsi tematici della ludoteca.

Una collocazione ideale, per logistica ed affinità tematiche: Technotown, la ludoteca tecnologico scientifica di Roma Capitale, Assessorato alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità destinata ai ragazzi tra gli 8 e i 17 anni, è un centro unico e all’avanguardia nel panorama dei progetti di ‘edutainment’ italiane, dedicato alle nuove tecnologie e con percorsi sperimentali tra natura e scienza.

Ma non solo Villa Torlonia. Incursioni dal cosmo saranno proposte anche in altri spazi culturali di Roma,  a sottolineare il gioco tra cielo e città nelle infinite connessioni con gli astri e, soprattutto, a confermare la sinergia tra le diverse istituzioni scientifiche e culturali di Roma Capitale.

Le attività del Planetario sono promosse da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

La struttura

La struttura del cosiddetto ‘Planetario gonfiabile’ riproduce in uno spazio di 6 metri di diametro, un sistema di proiezione simile a quello già disponibile nella cupola grande (14 metri) del Planetario di Roma.

L’intera struttura può essere trasportata e ricollocata in spazi differenti.

Il proiettore ottico Cosmodyssée IV riproduce le 1500 stelle più luminose del cielo boreale e australe (le più brillanti sono colorate), con le costellazioni, il Sole, la Luna e le sue fasi, i pianeti, la Via Lattea e 12 astri del cielo profondo. Si possono visualizzare i principali cerchi di riferimento celesti: meridiano, equatore, eclittica.

Il planetario è gestito da un sistema digitale di controllo dei comandi della macchina ottica (ri-progettato dallo staff scientifico del Planetario), e comprende un impianto di amplificazione e un videoproiettore per materiali audiovisivi di supporto.

Dal 2010 è disponibile un piccolo “parco telescopi“, a disposizione per eventi e osservazioni straordinarie, composto da sei strumenti che vengono utilizzati per svolgere attività di osservazioni guidate del cielo stellato con il pubblico e corsi di astronomia per astrofili e appassionati.

I quattro telescopi dobsoniani, con aperture da 20 a 25 cm, sono telescopi di facile utilizzo per il puntamento dei corpi celesti, che forniscono immagini molto luminose e sono particolarmente adatti all’osservazione di astri diffusi, quali comete, nebulose e galassie.

Il telescopio rifrattore, da 10 cm di diametro, è specialmente indicato per l’osservazione dei pianeti e della Luna, mentre il telescopio catadiottrico da 20 cm è versatile per tutte le osservazioni. A questi si aggiungono due binocoli 10×50, strumenti spesso sottovalutati ma utilissimi per l’esplorazione del cielo a grande campo e per seguire fenomeni speciali come le eclissi. Complessivamente, il parco telescopi del Planetario è ottimizzato per trarre il massimo dai cieli urbani, infestati dall’inquinamento luminoso.

La capienza del Planetario Gonfiabile è di 30 persone.

Il planetario è ospitato all’interno di una cupola gonfiabile che purtroppo non permette l’ingresso a sedie a rotelle e carrozzine. L’accesso al disabile è possibile solo se assistito dal proprio accompagnatore. Chiedere maggiori informazioni al call centre 060608, tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00.

Le bambole gonfiabili in politica

La notizia è di qualche tempo fa, riguarda i gonfiabili, le bambole e la politica, ma fa discutere ancora:
“Matteo Salvini durante un comizio vicino Cremona nel comune di Soncino ha presentato durante un suo comizio una bambola gonfiabile apostrofandola con le parole ecco la sosia della Boldrini”.

Ovviamente la bambola gonfiabile e tutti i gonfiabili non hanno colpa, che evidentemente è di una politica malata di protagonismo e di maleducazione.

Il capo della Lega nord stava facendo un incontro di piazza con i suoi seguaci della bassa lombarda -zona tipicamente poco incline alla diplomazia politica, ma molto pratica con le bambole gonfiabili, vera prelibatezza della zona – quando sulla tribuna è comparsa una bambola di plastica tenuta per le cosce da quello che si presume un militante leghista. Divertito, il segretario federale si gira verso il pupazzo e commenta felice: “C’è una sosia della Boldrini, qua sul podio”.

Risate e fischi dalla folla, a cui Salvini risponde contento: “L’hanno già esibita prima”.

Non è la prima volta che la presidente della Camera finisce nel mirino degli strali leghisti, ma questa volta l’attacco non è passato inosservato. La giornalista Flavia Perina, da sempre impegnata per i diritti delle donne e l’emancipazione femminile, ha infatti censurato l’episodio come “incommentabile” e ha scritto su Facebook come le parole del leghista “passino ogni segno immaginabile”.

Bambola gonfiabili sosia boldrini

La risposta della Boldrini non si è fatta attendere e la presidente della Camera dei deuptati ha pubblicato un post sul proprio profilo Facebook affermando che le donne non sono bambole di plastica o gonfiabili e la lotta politica si fa con gli argomenti e non con le offese”, lasciando “ogni commento” agli utenti del web.

Salvini, senza citare direttamente l’episodio di Soncino, non ha rinunciato ad attaccare la presidente della Camera, che ha riempito di insulti: “Ipocrita, buonista, razzista con gli italiani”, la definisce. E quindi ne chiede le dimissioni lanciando l’hashtag #sgonfialaboldrini.

E sulle parole del leader del Carroccio si scatena la bufera: Interviene il ministro Maria Elena Boschi: “Una squallida esibizione di sessismo. La frase di Matteo Salvini non è giustificabile in alcun modo. Non offende solo la presidente Laura Boldrini, cui va la mia solidarietà, ma anche tutte le donne e gli uomini del nostro paese”.

Questa volta Salvini è proprio andato in bambola!”. Così su twitter il capogruppo di Area popolare alla Camera, Maurizio Lupi commenta il gesto del segretario della Lega Matteo Salvini di paragonare la presidente della Camera Laura Boldrini ad una bambola gonfiabile.

Alcune imperdibili idee per fare colazione

Il modo migliore per fare colazione?

E magari dimagrire?

Qui trovate alcune imperdibili idee per cominciare la giornata nel modo migliore e piacevole (soprattutto se usiamo i prodotti Thun :-) )!

Infatti molti di noi trascuriamo l’importanza della prima colazione e spesso ci troviamo da soli o in compagnia al primo bar a fare colazione con solo un caffè senza mangiare niente oppure a saltare completamente il primo pasto della giornata. Se invece si sta facendo una dieta ipocalorica, bisogna sempre ricordarsi che la colazione è uno dei pasti più importanti – per molti il più importante della giornata – perché ci offre le energie necessarie per affrontare tutte le sfide che il nuovo giorno ci prospetta.

colazione thun mug

Per essere sicure di consumare una colazione bilanciata, è importante ricordare quante calorie deve apportare: circa il 20-25% di quelle totali della giornata. Una spremuta d’arancia è perfetta per la dieta, magari accompagnata a qualche biscotto integrale. In alternativa, optate per un centrifugato di frutta e verdura che fa stare bene!

Non saltate mai la colazione! Saltare la colazione è uno degli errori più comuni di chi vuole intraprendere una dieta ipocalorica. Evitare di mangiare nella prima parte della giornata, è come cercare di far partire l’auto senza carburante!

La colazione ideale per non ingrassare è quella che viene consumata fra le 7 e le 11 di mattina, quando l’organismo è in piena attività. Meglio ancora se si svolge ogni giorno alla stessa ora!

Se state cercando delle alternative al caffè per una colazione perfetta per la dieta, vi suggeriamo di optare per yogurt e cereali, una mela rossa e due biscotti secchi.

Svegliarsi tardi la mattina e consumare il primo pasto della giornata in tutta fretta, non è certamente un’abitudine salutare per il proprio corpo! La colazione ideale per la dieta, invece, è quella che si svolge in non meno di 15 minuti.

In estate abbiamo voglia di cibi freschi e dissetanti. Se non avete nessuna voglia di riscaldare il latte, vi suggeriamo lacolazione ideale per una donna: una mela, 5 ciliegie e una fetta di melone.

Nel rapporto fra colazione e dieta, la varietà è uno degli ingredienti principali. Cambiare spesso ciò che si mangia al mattino è una maniera ottima per non stancarci mai di ciò che mangiamo!

E che ne dite delle uova per la colazione ideale per dimagrire? L’unico accorgimento è di non esagerare! Ne basta uno solo al dì e cercate di non ripetere questo menù per più di due mattine alla settimana.

Il latte di soia – magari in una bellissima Mug dolcefiore della Thun – per dimagrire è davvero ottimo ma impariamo a consumarlo insieme ad un cibo croccante (come i cookies) che ci aiuterà a gustare di più la colazione!

mug-thun-dolcefiore

Infine, il nostro suggerimento per una colazione dietetica è consumarla a casa. Al bar, sarete attratte da ciambelle, cornetti e altre leccornie ipercaloriche: meglio restare a casa e scegliere con calma cosa mangiare!

I principi di Denver

Il manifesto originale del movimento per l’autodeterminazione delle persone sieropositive.

“Condanniamo ogni tentativo di etichettarci come “vittime”, un termine che implica rassegnazione, e solo occasionalmente ci considereremo “pazienti”, un termine che implica passività e sottomissione. Noi siamo persone con HIV/AIDS”

Denver, Colorado. 1983

Raccomandazioni per tutta la popolazione:

  • ƒSosteneteci nella nostra lotta contro coloro che vogliono impedirci di conservare il nostro lavoro, che vogliono sfrattarci dalle nostre case, che rifiutano di toccarci, oppure che ci vogliono separare dalle persone che amiamo, dalle nostre comunità e dai nostri pari, finché non esistano evidenze scientifiche che dimostrino che l’HIV possa essere trasmesso attraverso i normali rapporti sociali. ƒ
  • Non trasformate le persone con HIV/AIDS in un capro espiatorio, accusandoci della diffusione dell’epidemia o condannandoci per il nostro stile di vita.

Raccomandazioni per tutte le persone con HIV/AIDS:

  • ƒAuto-organizzatevi per scegliere i vostri rappresentanti, comunicare direttamente con i mezzi di informazione, definire autonomamente la vostra agenda e la vostra strategia politica. ƒ
  • Reclamate il coinvolgimento delle persone sieropositive ad ogni livello decisionale, e pretendete di essere rappresentati nei consigli direttivi delle vostre organizzazioni. ƒ
  • Pretendete di essere inclusi in tutti i forum sull’AIDS, e di essere presenti a tutte le conferenze scientifiche, con la stessa credibilità garantita ad ogni altro partecipante, per potere condividere la vostra conoscenza e la vostra esperienza.

Diritti delle persone con HIV/AIDS

  • ƒDi avere una vita sessuale ricca e soddisfacente, come ogni altra persona al mondo. ƒ
  • Di avere accesso alle migliori cure mediche ed ai migliori servizi sociosanitari, senza alcuna discriminazione di sesso, orientamento sessuale, condizione economica o razza. ƒ
  • Di avere accesso a tutte le informazioni relative alle procedure mediche, ed ai loro rischi. ƒ
  • Di poter accettare o rifiutare liberamente il trattamento e/o le modalità di trattamento. ƒ
  • Di poter rifiutare di partecipare alle sperimentazioni cliniche, senza alcuna conseguenza rispetto alle cure ricevute. ƒ
  • Di poter decidere liberamente sulle proprie vite, sulla base della più completa informazione. ƒ
  • Di vivere e morire con dignità

Amenorrea – Assenza del flusso mestruale

Si definisce amenorrea l’assenza del flusso mestruale.

L’amenorrea può essere distinta in una forma primaria, caratterizzata dalla mancata comparsa dei flussi mestruali dopo l’età di 14 anni in assenza dei caratteri sessuali secondari o dalla mancata comparsa dei flussi mestruali dopo l’età di 16 anni in presenza dei caratteri sessuali secondari ed in una forma secondaria, caratterizzata dalla mancata del flusso mestruale dopo 3 cicli mestruali o dopo 6 mesi in una ragazza già mestruata (7, 8, 9).
In alcuni periodi della vita di una donna la mancanza del flusso mestruale può essere definita fisiologica, in particolare prima della pubertà, dopo la menopausa, durante la gravidanza e, per un periodo più o meno lungo, durante l’allattamento.
Le cause di amenorrea primaria e secondaria sono numerose, alcune volte le condizioni patologiche che sottendono l’una o l’altra forma possono essere del tutto sovrapponibili.
L’amenorrea primaria è causata nel 60% dei casi da malformazioni congenite degli organi genitali, nel 40% dei casi è invece dovuta ad endocrinopatie (pubertà ritardata ad eziologia ormonale o genetica) (1).
Le principali cause di amenorrea primaria vengono riportate nella tabella 1.

Cause di amenorrea primaria:

Patologie uterine

Agenesia dei dotti di Muller

Patologie ovariche

Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS)

POF (Premature ovarian failure)

Sindrome di Turner

Patologie ipotalamiche-ipofisarie (ipogonadismo-ipogonadotropo)

Malnutrizione o disturbi del comportamento alimentare

Intenso esercizio fisico (10)

Idiopatica

Iperprolattinemia

Tumori (craniofaringioma, glioma, germinoma, etc…)

Patologie sistemiche

Endocrinopatie (tireopatie, sindrome di Cushing, …)

Irradiazione cranica

L’amenorrea secondaria è più comune (1-3% della popolazione femminile in età fertile) rispetto alla forma primaria (0.1-2.5%) (8). Anche l’amenorrea secondaria, così come la forma primaria, può essere riconducibile a molteplici cause (1) (tabella 2).

Cause di amenorrea secondaria:

Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS)

Endometriosi

Patologie uterine

Patologie ovariche

Patologie ipotalamiche-ipofisarie

Ipogonadismo Ipogonadotropo

POF (Premature ovarian failure)

Malnutrizione o disturbi del comportamento alimentare

Intensi esercizio fisico (10)

Patologie sistemiche

Idiopatica

Patologie ipofisarie

Iperprolattinemia

Tumori (craniofaringioma; etc….)

Irradiazione cranica

Endocrinopatie (tireopatie, sindrome di Cushing, …)

Assunzione di farmaci (tranquillanti, antidepressivi etc…);

Stress emotivo (alterazioni della pulsatilità del GnRH) ;

Nell’approccio diagnostico alle adolescenti con amenorrea le indagini fondamentali sono quelle tradizionali: un’accurata anamnesi ed un attento esame obiettivo (11). Una particolare attenzione dovrà essere rivolta a: tempi e modalità di comparsa dell’amenorrea, eventuali variazioni ponderali, tipo di alimentazione, svolgimento di attività fisica ed entità dello svolgimento, aumento della peluria, comparsa di “flushing”, presenza di algie pelviche (possibile espressione di raccolta di sangue nell’utero, ematometra, per impervietà delle vie genitali nelle amenorree primarie senza ritardo puberale), presenza di galattorrea, assunzione di farmaci, presenza di motivi di stress.

L’anamnesi dovrebbe inoltre includere domande riguardanti l’attività sessuale dell’adolescente; è necessario infatti sempre considerare la possibilità di una gravidanza.
Durante la valutazione clinica della paziente è importante effettuare dapprima una valutazione auxologia completa, con valutazione della curva di accrescimento staturale (sospetto di ritardo costituzionale di crescita), ponderale (aumento del BMI) e dello stadio puberale. Un aumento del BMI unitamente al reperto obiettivo di irsutismo ed acne potrebbe indurre il sospetto di PCOS. La presenza di bassa statura invece associata a caratteristiche dismorfiche potrebbe indurre il sospetto di sindrome di Turner. Importante inoltre l’esame senologico, per escludere la presenza di galattorrea.

La visita ginecologica può fornire indicazioni utili in caso di malformazioni dell’apparato genitale (imene imperforato, setto vaginale trasverso), per valutare la presenza di segni di ipoestrogenismo (vagina distrofica con collo uterino privo di muco).

Le indagini da eseguire in prima istanza dovranno includere indagini laboratoristiche con dosaggi ormonali (FSH, LH, PRL, estradiolo, funzionalità tiroidea; testosterone, androstendione, DHEAS, 17OH progesterone e cortisoluria delle 24h (in caso di note di iperandrogenismo) e MAP test (test da stimolo con medrossiprogesterone acetato per valutazione dell’assetto estrogenico) ed indagini strumentali (ecografia pelvica addominale) (11).

Il risultato di tali indagini confermerà o meno il sospetto diagnostico e guiderà nella scelta di ulteriori approfondimenti laboratoristici-strumentali, dove necessari.
La terapia dell’adolescente con amenorrea prevede la cura dei fattori eziologici, che talvolta può basarsi semplicemente su modificazioni dello stile di vita (riduzione del peso, rimozione di situazioni stressanti, etc…) associate all’impiego di terapie ormonali (estrogeni, progestinici), altre volte può richiedere intervento chirurgico (neoplasia ovarica o surrenalica, craniofaringiomi, anomalie del tratto genitale, etc..) (8, 11).

Quando l’amenorrea è associata ad iperandrogenismo la causa sottostante più comune in età adolescenziale è rappresentata dalla Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS) (12).
La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è il disordine endocrino più comune nelle donne in età riproduttiva ed è una delle cause principali di infertilità femminile(12). Nel 1990 il NIH/NICHD (National Institutes of Health/National Institute of Child Health and Human Disease) (13, 14) ha proposto i seguenti criteri diagnostici di PCOS: presenza di iperandrogenismo (clinico o biochimico), oligovulazione ed esclusione di altri disordini che possono causare “ovaio policistico”.

Una più dettagliata definizione è stata proposta in seguito nel 2003 da un gruppo di ricerca dell’ESHRE/ASRM (European Society for Human Reproduction and Embryology/American Society for Reproductive Medicine) (15, 16). Secondo tale definizione la diagnosi di PCOS può essere fatta in presenza di almeno 2 delle seguenti caratteristiche: anovulazione cronica, segni clinici o biochimici di iperandrogenismo e riscontro ecografico di “ovaio policistico.”

Sebbene i criteri proposti dal gruppo di Rotterdam rappresentino le caratteristiche chiave della PCOS, diversi studi hanno dimostrato come alcune donne affette da PCOS possano anche non presentare uno o più di tali manifestazioni cliniche.
In effetti nonostante il 75% delle donne con diagnosi clinica di PCOS presenta “ovaio policistico” all’ecografia pelvica, non tutte le donne affette da PCOS hanno tale riscontro ecografico (13, 17, 18, 19).

Inoltre, sebbene nel 66% delle adolescenti la PCOS si manifesta con alterazioni del ciclo mestruale, quali l’ oligomenorrea nel 47% dei casi e l’amenorrea nel 19% (13), il 20% delle pazienti con PCOS può presentare eumenorrea (13, 20, 21).
Dati analoghi sono stati riscontrati anche nei livelli ematici di androgeni e nelle manifestazioni cliniche di iperandrogenismo. Il 60-80% delle pazienti con PCOS presenta segni clinici di iperandrogensimo (21), tra cui irsutismo nel 60% dei casi, acne nel 15-20% dei casi ed alopecia androgenica nel 5% dei casi (13). Tuttavia, il 20-40% dei casi delle donne con PCOS possono presentare valori di androgeni nella norma (20).

Sulla base di tali osservazioni la definizione di Rotterdam è stata recentemente revisionata dalla AES (Androgen Excess Society) (13), che ha proposto i seguenti criteri diagnostici di PCOS: presenza di iperandrogenismo (irsutismo e/o iperandrogenemia); presenza di sintomi o segni di disfunzione ovarica (oligoanovulazione e/o aspetto dell’ovaio policistico) e assenza di patologie che possono causare iperandrogenismo.

Il preciso meccanismo patogenetico della PCOS è tutt’oggi oggetto di studio.
Oltre alla presenza di un meccanismo di “disregolazione” dell’asse ipotalamo-ipofisi- ovaie (12), lo sviluppo di tale sindrome sarebbe il risultato dell’interazione di una serie di fattori di rischio. Tra questi i più importanti sono la familiarità (22), l’etnia (12), i fattori genetici (geni che regolano l’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi e l’azione e la secrezione dell’insulina)(12), il basso peso alla nascita, l’adrenarca precoce, l’obesità e l’insulino-resistenza(22).

Le principali strategie terapeutiche (12) nella paziente con PCOS devono mirare ad una riduzione del peso, a modificare lo stile di vita (aumento dell’attività fisica), a ridurre i livelli di androgeni (bloccando l’effetto periferico degli androgeni), ad incrementare la sensibilità all’insulina e all’utilizzo di un’adeguata terapia ormonale (23).

Amenorrea

I fabbri piemontesi sono i migliori?

Prima del Mille, prevale in Europa un’attività artigiana limitata all’essenziale, svolta nelle campagne per le esigenze della comunità di villaggio e per quelle delle corti di signori e grandi proprietari. Dopo il Mille, il mondo dell’artigianato medievale va incontro a una profonda crescita e trasformazione. L’affermarsi dell’economia cittadina e di regolari relazioni di mercato fra città e campagna assicurano lo sviluppo, all’interno delle mura della città e nei borghi, di un’altissima concentrazione di categorie produttive e di una forte divisione e specializzazione del lavoro. Nel mondo artigianale urbano la bottega è la più tipica unità produttiva, al tempo stesso luogo di produzione e di formazione. Le attività manifatturiere diventano mestieri Per l’intera durata del Medioevo e fino alla Rivoluzione industriale, l’agricoltura rimane alla base di tutta l’economia europea. Tuttavia, dal X–XI secolo, progressivamente, crescono e si espandono le attività manifatturiere e commerciali, in stretta connessione con la nascita o la rinascita delle città e la suddivisione delle attività fra contado e città. La produzione manifatturiera si scioglie dal vincolo con l’agricoltura Fino ad allora, la produzione di manufatti era stata per lo più un’attività non separata da quella agricola, aggiuntiva a quella del contadino e saltuaria, svolta da coloro che, nelle aziende signorili o monastiche delle campagne, eseguivano lavori artigianali di vario tipo per uso domestico e non (ad esempio, la costruzione di semplici strumenti agricoli o la lavorazione di metalli). Gli artigiani veri e propri erano pochi per numero e tipologie. Dopo il Mille invece, nelle città, le attività manifatturiere trovano occasione di crescita e diventano mestieri, occupazioni indipendenti che si diversificano in base alle lavorazioni svolte, specializzandosi anche in un’unica fase del 2 processo produttivo (come nel settore tessile) o nella fabbricazione di un manufatto specifico (come per gli oggetti di metallo). I numerosi elenchi superstiti di abitanti delle principali città bassomedievali che contengono centinaia di mestieri diversi ne sono una testimonianza; a Parigi ad esempio, intorno al 1268, sono censiti 130 mestieri, 22 dei quali per il lavoro del ferro. In tutte le città del Basso Medioevo, sia piccole sia grandi, opera un gran numero di artigiani che lavorano per le necessità quotidiane del mercato locale (fornai, macellai, vinai, sarti, fabbri, falegnami, vasai, stagnai…); nelle grandi città delle aree economicamente sviluppate, si trovano anche numerosi artigiani collegati, con il commercio a media e lunga distanza, ai beni di lusso (tessitori, orafi, ceramisti, lanai, speziali, pellicciai….). Gli spazi produttivi: la bottega Gli spazi dove si svolgono le attività artigianali vengono organizzati in modo differente secondo le specifiche necessità del lavoro, ma la forma più tipica e prevalente è quella della ‘bottega’ dove opera il maestro artigiano, che può essere coadiuvato, a seconda del bisogno, da uno o più lavoranti (salariati più o meno specializzati assunti per un periodo variabile) e/o apprendisti (che stanno imparando il mestiere) e/o garzoni (per i servizi di fatica). Le botteghe si trovano in genere al piano terra di un edificio, con affaccio diretto sulla pubblica via, sovente sotto i portici, che ne costituiscono la parte anteriore e riparano i banchi su cui viene esposta la merce. Anche la contrattazione avviene all’esterno. L’unico ambiente interno viene adibito contemporaneamente a deposito e a laboratorio manifatturiero. Spesso botteghe che vendono lo stesso tipo di merce si concentrano in aree specifiche e nella stessa strada, dando vita a delle aggregazioni di cui resta traccia nella toponomastica attuale (piazza delle erbe o via degli orefici o dei calzolai…). L’organizzazione del lavoro artigiano Nelle città il lavoro artigiano, che si trova all’incrocio fra reperimento delle materie prime e vendita del prodotto finito, si organizza, schematicamente, su due modelli: da una parte quello degli artigiani che hanno la proprietà della bottega e degli strumenti di lavoro (martelli, scalpelli, coltelli… ma anche telai e filatoi), nonché una completa autonomia decisionale sul manufatto, assicurata loro dal possesso della materia prima e dalla vendita diretta; dall’altra, quello degli artigiani che, anche se mantengono la proprietà della bottega e degli strumenti di produzione, hanno un’autonomia limitata (se non nulla) perché dipendono da un mercante o imprenditore che fornisce la materia prima e rivende il prodotto finito che ha commissionato. Fra i primi troviamo soprattutto gli artigiani che lavorano per il mercato locale, fra i secondi quelli che lavorano per mercati più ampi, ma la realtà è molto più sfumata perché lo stesso artigiano può operare sia da produttore autonomo sia dipendente, in tempi diversi. 3 Tecnica, competenza e trasmissione del sapere Sia che venga svolto in autonomia sia alle dipendenze, alla base del lavoro artigiano stanno le conoscenze e le abilità tecniche necessarie per l’esercizio dell’arte. Tali capacità tecnico-professionali sono così essenziali nel processo produttivo, che fin dagli inizi ne vengono definite le modalità di acquisizione. Queste possono essere estremamente variabili a seconda dei mestieri, dei tempi e dei luoghi, ma sempre e ovunque prevedono un percorso formativo (apprendistato) di durata pluriennale, che il giovane apprendista deve svolgere nella bottega, sotto la guida di un maestro artigiano. Il giovane apprendista partecipa, per tutto il lungo periodo di convivenza (parziale o totale) presso la famiglia artigiana, all’attività quotidiana svolta dal maestro. Questo gli permette di imparare il mestiere per imitazione e correzione; rende cioè possibile la trasmissione del sapere tecnico, della professionalità artigiana, della maestria. La bottega dunque è, al tempo stesso, un luogo del produrre e dell’apprendere. Arti e corporazioni La specializzazione delle attività artigianali, la tendenza all’organizzazione tipica del mondo della città e, soprattutto, la volontà di difendere i propri interessi portano gli artigiani a raggrupparsi in associazioni di mestiere o corporazioni (Arti o Scuole in Italia, Métier o Guilde in Francia, Mysteries o Craft Guild in Inghilterra, Gilden o Innungen in Germania), fortemente gerarchiche (maestri, di rado uguali fra loro, apprendisti, salariati) e con statuti riconosciuti dal potere (sovrano, Comune, signore). In tal modo, attraverso un corpo di norme assai precise, ogni corporazione monopolizza l’esercizio del mestiere a vantaggio dei suoi membri: regolamenta la qualità e il prezzo dei manufatti, vigila sulla concorrenza sleale o esterna, controlla l’accesso all’autonomo esercizio del mestiere, stabilisce le modalità dell’apprendistato. Il gran numero di statuti delle corporazioni o di contratti che definiscono i compiti e le aspettative del maestro e dell’apprendista mostrano che si sta costruendo un nuovo tipo di legame fra gli uomini (nel senso letterale del termine dato che le donne, pur largamente impiegate nella filatura, nella tessitura, nelle confezioni, ma anche nelle botteghe di famiglia, sono escluse dalle più alte cariche delle corporazioni). È un legame non più basato su vincoli familiari o di dipendenza personale ma sul lavoro, su un rapporto contrattuale stipulato tra persone giuridicamente libere.

Web Agency Messina

Gli anni ’80 e i primi anni ’90 hanno visto proliferare web agency messina, tecnologie e strumenti volti a pubblicare e reperire informazioni sulla rete Internet. Sono nati in quegli anni i cosiddetti Directory Services, ossia servizi di informazione, tipo pagine bianche e gialle, della rete Internet, tra i quali i più rilevanti sono stati: il protocollo Whois (1982), il cui scopo iniziale era quello di memorizzare informazioni sulle reti e sulle persone coinvolte nella loro gestione; il protocollo DNS (Domain Name System 1983-1987) il cui funzionamento è tuttora alla base del meccanismo di risoluzione dei nomi a dominio e degli indirizzi IP; il protocollo X.500 (1987) e il suo successore, tuttora in uso, LDAP (Lightweight Directory Access Protocol) con l’obiettivo iniziale di creare una sorta di elenco telefonico mondiale degli utenti Internet e delle web agency messina. Ma se da un lato si pensava a progettare e realizzare strumenti per la pubblicazione in rete delle informazioni, dall’altro si rendevano sempre più indispensabili strumenti e tecnologie atte a reperire tali informazioni, senza dover necessariamente essere a conoscenza di dove esse erano pubblicate. Nacquero così i primi sistemi di Information Retrieval, quali ad esempio il WAIS (Wide Area Information Servers) della Thinking Machines Corporation, un sistema informativo distribuito al quale era possibile accedere con opportuni programmi client; l’Hytelnet (1990), il primo directory Internet ipertestuale di servizi accessibili via telnet; il Netfind (1991), strumento rivoluzionario e ingegnoso sviluppato presso l’Università del Colorado che cercava di approcciare il problema del recupero dei dati utilizzando anche tecniche di Information Discovery. Sfruttando le potenzialità e la sinergia di protocolli e servizi di informazione eterogenei (posta elettronica, dns, finger, telnet, whois), Netfind era in grado di reperire le informazioni nei modi più disparati. Ma il primo vero sistema di information retrieval di successo è stato il Gopher, sviluppato dalla Università del Minnesota nel 1991: si trattava di un sistema, utilizzabile su terminali a caratteri, nel quale i dati erano organizzati secondo una struttura gerarchica e potevano contenere collegamenti (link) ad altri siti. Tra le innovazioni più rilevanti, rispetto ai suoi predecessori, Gopher introduceva la possibilità di rendere disponibili agli utenti informazioni quali suoni e immagini.

Ma la vera rivoluzione Internet – anche per le web agency messina – è stata innescata dalla nascita del World Wide Web o WWW. Nel 1990, Tim Berners Lee, un ricercatore del CERN di Ginevra (Centro Europeo per la Ricerca Nucleare – il centro di ricerca per la fisica delle particelle più grande del mondo), presentava ai dirigenti dei laboratori una relazione intitolata “Information Management: a Proposal”. La proposta, combinando le tecniche degli ipertesti e dell’information retrieval, aveva l’obiettivo di sviluppare un sistema di pubblicazione e reperimento dell’informazione distribuita su rete geografica eterogenea che permettesse alla comunità internazionale dei fisici, di condividere documenti, dati e, in generale, informazioni di qualsiasi natura. L’idea si rivelò originale e degna di essere presa in considerazione: organizzando l’informazione come una ragnatela di ipertesti e sfruttando sia i protocolli di comunicazione già esistenti che quelli sviluppati appositamente per accedere al World Wide Web, la comunità Internet sarebbe stata in grado, nel giro di pochi anni, di avere accesso, facilmente, alle miriadi di informazioni disponibili online. E fu proprio questa la forza del modello WWW: la capacità di interagire con la maggior parte dei sistemi di informazione esistenti tramite i loro stessi protocolli (o tramite appositi gateway). L’interazione client-server nella struttura WWW doveva avvenire, invece, tramite un nuovo protocollo chiamato HyperText Transfer Protocol (HTTP). Nonostante la lungimiranza dell’idea e del nuovo modello proposto, il WWW ricevette un impulso decisivo al suo sviluppo solo nel 1993, quando il National Center for Supercomputing Applications (NCSA) dell’Università dell’Illinois, sviluppò l’interfaccia grafica multi piattaforma Mosaic per l’accesso ai documenti presenti sul Web. Da quel momento il numero di server Web agency Messina nel mondo è cresciuto in maniera incredibile: nel 1993 esistevano al mondo solo 200 server Web, nel 1999 essi erano saliti a 7.800.000, a marzo 2006 essi sono circa 78.000.000! A ulteriore testimonianza del successo e dell’importanza che la rete Internet e, di conseguenza il Web hanno avuto negli anni e di come tali tecnologie siano entrate a far parte della vita quotidiana delle persone, è sufficiente comparare le stime dei tassi di crescita della rete con quelli dei media “tradizionali”: secondi gli analisti, per raggiungere la massa critica di 50 milioni di utenti sono occorsi 38 anni alla radio, 13 anni alla televisione e soltanto 5 a Internet!”.

web-agency

Questa pubblicazione intende essere una guida semplice, pratica e snella a beneficio sia di coloro che da poco si sono avvicinati alla rete Internet e alle tecnologie Web, sia degli utente più “smaliziati” che sentono comunque la necessità di approfondire alcuni argomenti ancora oscuri o che comunque abbiano l’esigenza di disporre di un manuale veloce da consultare in caso di necessità. Gli autori hanno cercato di offrire un quadro esaustivo delle tematiche inerenti le tecnologie Web facendo tesoro della pluriennale esperienza maturata in questo campo. I lettori troveranno soprattutto soluzioni pratiche alle problematiche più frequenti. E, a nostro avviso, la praticità è proprio la forza di questa guida: pur garantendo la completezza dell’informazione, ogni argomento è stato affrontato in chiave concreta. L’essenziale, e nulla più.

Ovaio Policistico: quali news?

La sindrome sindrome dell’ovaio policistico (polycystic ovary syndrome, PCOS) è uno dei più comuni disordini ormonali nelle donne, essendo presente nel 5-10% delle donne in età fertile 1 . Attualmente la diagnosi di PCOS viene posta in base ai criteri proposti nel 2003 dal Rotterdam ESHRE (European Society of Human Reproduction and Embryology) /ASRM (American Society or Reproductive Medicine) PCOS Consensus Workshop Group che definisce come PCOS la presenza di almeno due dei seguenti criteri: oligomenorrea e/o anovulazione; segni clinici e/o biochimici di iperandrogenismo; ecostruttura policistica dell’ovaio; in assenza di iperplasia surrenale congenita, sindrome di Cushing e tumori surrenalici o ovarici secernenti androgeni 2 . Nel caso tali criteri non siano soddisfatti totalmente si può parlare di un quadro PCOS-like. La PCOS ovaio policistico viene in questo modo definita come una patologia funzionale e non primariamente come un’alterazione anatomica dell’apparato genitale: l’ingrandimento delle ovaie e la loro presentazione cistica (cioè proprio ciò che indusse Stein e Leventhal a dare questo nome alla sindrome) non sono necessari per fare diagnosi di PCOS ovaio policistico e per converso, la loro sola presenza non permette di fare diagnosi. Pur essendo caratterizzata da un’ampia eterogeneità di quadri clinici, nella pratica clinica quotidiana il medico di medicina generale (MMG) di solito viene interpellato dalla paziente affetta da PCOS per uno o più dei seguenti problemi: irregolarità mestruale, infertilità, segni di iperandrogenismo oppure sovrappeso/obesità. Le irregolarità mestruali sono di solito associate ad anovulazione che è la causa della oligomenorrea (meno di nove cicli mestruali/anno; cicli di durata media superiore a 36-40 giorni). L’anovulazione può comparire anche prima che si instauri l’oligomenorrea e in circa il 30% dei casi l’anovulazione è accompagnata da amenorrea secondaria, che insorge dopo un periodo di oligomenorrea di durata variabile. L’iperandrogenismo, le cui manifestazioni cliniche più caratteristiche sono irsutismo ed acne (anche se questa da sola non costituisce un elemento diagnostico). Frequente è il riscontro di seborrea e cute grassa mentre di solito non si riscontrano i segni di virilizzazione tipici delle forme di iperandrogenismo grave quali alopecia temporale, modificazione in senso maschile del timbro della voce e ipertrofia del clitoride. La valutazione biochimica dell’iperandrogenismo è legata ai livelli di testosterone totale e libero 3 . Ecostruttura policistica dell’ovaio: il solo riscontro ecografico di presenza di microcisti ovariche non è patognomonico della PCOS – ovaio policistico in quanto si può riscontrare anche in altre endocrinopatie, non caratterizzate da iperandrogenismo (esempio iperprolattinemia e amenorrea da stress). Secondo i criteri di Rotterdam sono definite policistiche le ovaie in “presenza di almeno un ovaio che mostri 12 o più follicoli con diametro medio 2-9 mm, a prescindere dalla loro disposizione, e/o un volume ovarico totale > 10 ml3 , esaminate con sonda transvaginale” e la valutazione deve essere effettuata sia in scansione longitudinale sia trasversale 2 . È sufficiente che una sola ovaia abbia questi caratteri, se valutata in fase follicolare e in assenza di utilizzo di terapia estroprogestinica. La distribuzione periferica dei follicoli e l’ipertrofia dello stroma ovarico possono essere presenti, ma non sono necessari per la diagnosi, in quanto la misura del volume ovarico si è dimostrata un indicatore sufficiente nella pratica clinica. Non è attendibile una valutazione ecografica per via soltanto transaddominale, soprattutto in donne che sono spesso in sovrappeso 4 . I sintomi esordiscono solitamente in epoca puberale (attenzione a un pubarca precoce: è un campanello d’allarme perché indicatore di una precoce secrezione androgena), ma possono modificarsi spontaneamente nel tempo. Proprio ciò rappresenta il pericolo per noi medici: inseguire e trattare di volta in volta un segno (l’acne, le irregolarità mestruali, l’infertilità …) senza affrontare e risolvere il problema fondamentale. L’iperinsulinemia secondaria all’insulino resistenza e l’associata iperincrezione di androgeni con diminuzione della sex hormone-binding globulin (SHBG), costituiscono il momento centrale della patogenesi della PCOS – ovaio policistico.

ovaio policistico

Circa il 25-50% delle pazienti affette da PCOS sono sovrappeso/obese (body mass index, BMI > 25). Tuttavia nelle donne affette da PCOS l’iperinsulinismo non è presente solo nelle pazienti obese, (circa il 70-80% delle obese sono iperinsulinemiche), ma anche nel 30-40% delle pazienti magre o normopeso, forse per fattori eredo-costituzionali e familiari (genitori e/o nonni diabetici). L’obesità delle donne con PCOS è una obesità di tipo androide, caratterizzata cioè dal rapporto vita/fianchi WHR (waist-hip ratio) > 0,80, che è già di per sé causa di insulino-resistenza e di aumento della increzione di androgeni. Non a caso, infatti, il calo ponderale nelle pazienti PCOS – ovaio policistico  obese è un mezzo efficace per ridurre gli androgeni, incrementare la sensibilità periferica all’insulina e in generale per migliorare il quadro ormonale 5 . L’insulina induce iperandrogenismo stimolando le cellule della teca ovarica. Tuttavia, vari studi hanno evidenziato la possibilità che non tutte le donne con insulino-resistenza e iperinsulinismo sviluppino iperandrogenismo. Ciò supporta l’ipotesi che esistano due sottopopolazioni di pazienti PCOS – ovaio policistico , una con assente ipersensibilità ovarica all’insulina e una con marcata ipersensibilità ovarica all’insulina, quest’ultima caratterizzata da un’aumentata produzione ovarica di androgeni 6 .

Le conseguenze a lungo termine della PCOS vanno quindi ben al di là del solo apparato genitale e comprendono più elevati rischi di sviluppare patologie di tipo metabolico, cardiovascolare e neoplastico. Le donne con PCOS, infatti, possono andare incontro con maggiore frequenza a 7 : obesità con distribuzione del grasso di tipo androide; IGT (ridotta tolleranza al glucosio) e diabete mellito di 2 tipo; ipertensione arteriosa e disfunzione vascolare endoteliale; dislipidemia mista con VLDL (very low density lipoprotein) e LDL (low density lipoprotein) elevate; HDL (high density lipoprotein) basse e trigliceridi elevati; aterosclerosi delle coronarie e dei vasi periferici e cerebrali; iperplasia e carcinoma dell’endometrio (vedi poi). Non è confermato l’aumento di rischio di tumore dell’ovaio e della mammella segnalato negli scorsi anni in pazienti affette da PCOS. È difficile in queste pazienti discriminare il rischio dovuto alla sola sindrome dell’ovaio policistico da quello dovuto all’obesità, all’anovulazione, all’infertilità e alle numerose terapie ormonali cui queste pazienti vengono sottoposte.