DPI Imbracature Anticaduta

IMBRACATURA ANTICADUTA CON AGGANCIO DORSALE

DPI 3ª categoria nastro in poliestere alta tenacità 24 kN fibbie di regolazione ed anello dorsale in acciaio zincato cucirini Barbour in poliestere alta tenacità cinghia posteriore (seduta) per l’assorbimento del carico dinamico derivante da una caduta doppie fibbie in plastica per la regolazione dei nastri cosciali adattabile a tutte le taglie peso: 0,750 Kg UNI EN 361.
Imbracatura con aggancio dorsale particolarmente adatta per lavori di montaggio in edilizia.

IMBRACATURA ANTICADUTA CON AGGANCIO DORSALE ED AGGANCIO STERNALE

DPI 3ª categoria nastro in poliestere alta tenacità 24 kN fibbie di regolazione ed anello dorsale in acciaio zincato cucirini Barbour in poliestere alta tenacità cinghia posteriore (seduta) per l’assorbimento del carico dinamico derivante da una caduta doppie fibbie in plastica per la regolazione dei nastri cosciali adattabile a tutte le taglie peso: 0,850 Kg UNI EN 361.
Consentendo sia l’aggancio posteriore che quello anteriore è particolarmente adatta per lavori di ristrutturazione in edilizia – l’anello sternale consente l’utilizzo di dispositivi anticaduta scorrevoli conformi alla Norma UNI EN 353, rendendola ideale per le scalate di pali, tralicci, scale verticali o per lavori su tetti inclinati.
Due nastri di sicurezza garantiscono, in caso di impiego con il punto di trattenuta dorsale, il rispetto dei requisiti previsti dalla Norma UNI EN 361 anche senza moschettone di raccordo tra le asole anteriori.
Si raccomanda comunque di agganciare SEMPRE, anche in caso di impiego con il punto di trattenuta dorsale, le due asole anteriori con un moschettone conforme alla Norma UNI EN 362. moschettone art. MOACC fornito separatamente il moschettone di collegamento tra le due asole di trattenuta anteriori deve essere di tipo conforme alla Norma UNI EN 362, SEMPRE agganciato e chiuso anche in caso di impiego dell’imbracatura con l’anello di trattenuta dorsale.

IMBRACATURA ANTICADUTA CON AGGANCIO DORSALE E CINTURA DI POSIZIONAMENTO

  • DPI 3ª categoria imbracatura con attacco dorsale nastro in poliestere alta tenacità 24 kN fibbie di regolazione ed anelli in acciaio zincato cucirini Barbour in poliestere alta tenacità dorsalino ergonomico in poliuretano termoformato doppie fibbie in plastica per la regolazione dei nastri cosciali adattabile a tutte le taglie UNI EN 358 – UNI EN 361.
  • 3 porta utensili scorrevoli sulla cintura:
  • stesse possibilità di utilizzo dell’imbracatura A2-PS con l’aggiunta della cintura di posizionamento sul lavoro A1E-PS
  • adatta per lavori di montaggio particolarmente complessi

IMBRACATURA ANTICADUTA CON AGGANCIO STERNALE, DORSALE E CINTURA DI POSIZIONAMENTO

DPI 3ª categoria nastro in poliestere alta tenacità 24 kN fibbie di regolazione ed anelli in acciaio zincato cucirini Barbour in poliestere alta tenacità dorsalino ergonomico in poliuretano termoformato doppie fibbie in plastica per la regolazione dei nastri cosciali adattabile a tutte le taglie UNI EN 358 – UNI EN 361.

  • 3 porta utensili scorrevoli sulla cintura
  • stesse possibilità di utilizzo dell’imbracatura A33-PS con l’aggiunta della cintura di posizionamento sul lavoro A1E-PS
  • adatta per lavori di montaggio particolarmente complessi
  • i due nastri di sicurezza garantiscono, in caso di impiego con il punto di trattenuta dorsale, il rispetto dei requisiti previsti dalla Norma UNI EN 361 anche senza moschettone di raccordo tra le asole anteriori.

Si raccomanda comunque di agganciare SEMPRE, anche in caso di impiego con il punto di trattenuta dorsale, le due asole anteriori con un moschettone conforme alla Norma UNI EN 362.
mbracatura aggancio dorsaleIl moschettone di collegamento tra le due asole di trattenuta anteriori deve essere di tipo conforme alla Norma UNI EN 362, SEMPRE agganciato e chiuso anche in caso di impiego dell’imbracatura con l’anello di trattenuta dorsale.

 

Imbracature anticaduta e cinture di posizionamento

Per l’impiego come Imbracatura Anticaduta

Punto di ancoraggio con resistenza statica minima di 1000 daN (conforme alla norma UNI EN 795)

  • Prima di utilizzare l’imbracatura effettuarne un accurato controllo visivo.
  • In caso di caduta far controllare tutti i componenti del sistema anticaduta.
  • Regolare l’imbracatura sulla propria persona, allungando o accorciando le cinghie tramite le fibbie di regolazione.
  • Nelle imbracature anticaduta con attacco sternale, le asole devono essere sempre collegate tramite un moschettone, che deve essere chiuso e bloccato.
  • I nastri devono essere tesi al punto giusto, onde evitare eccessive pressioni sul corpo.
  • Il punto d’ancoraggio deve essere posto, per quanto possibile, direttamente al di sopra dell’operatore.
  • Il punto d’ancoraggio deve possedere i requisiti previsti dalla Norma UNI EN 795.
  • Verificare sempre che, al di sotto del campo di lavoro, vi sia un sufficiente tirante d’aria libero da ostacoli.
  • Conservare la nota informativa e sottoporre ogni DPI ad un controllo almeno una volta ogni 12 mesi.

dpi imbracatura anticaduta

Non usare mai un cordino di posizionamento per l’aggancio ad un sistema di arresto caduta. Il moschettone di collegamento tra le due asole di trattenuta anteriori deve essere di tipo conforme alla Norma UNI EN 362, SEMPRE agganciato e chiuso anche in caso di impiego dell’imbracatura con l’anello di trattenuta dorsale.

Per l’impiego come cintura di posizionamento

  • Posizionare correttamente lo schienalino in modo che gli anelli siano rivolti verso l’esterno e simmetrici rispetto al busto.
  • Chiudere la fibbia e regolare la cintura tirando o rilasciando l’estremità libera del nastro.
  • Gli anelli laterali devono essere agganciati esclusivamente ad un cordino di posizionamento sul lavoro e mai ad un sistema di arresto cadute.
  • Utilizzare SEMPRE un cordino di posizionamento art. APR12 con connettori art. CML120S.

Cintura di posizionamento sul lavoro

art. A1E-PS DPI 3ª categoria nastro in poliestere alta tenacità 24 kN fibbie di regolazione ed anelli in acciaio zincato cucirini Barbour in poliestere alta tenacità schienalino ergonomico in poliuretano termoformato doppia fibbia in plastica per la regolazione del nastro adattabile a tutte le taglie.

IMPIEGO DELLA CINTURA DI POSIZIONAMENTO

Posizionare correttamente lo schienalino in modo che gli anelli siano rivolti verso l’esterno e simmetrici rispetto al busto. Chiudere la fibbia infilando la fibbia maschio nella fibbia femmina e regolare la cintura tirando o rilasciando l’estremità libera del nastro. Agganciare gli anelli laterali alle estremità del cordino di posizionamento sul lavoro mediante il connettore a chiusura e bloccaggio automatici art. CML120S.

Dispositivi Anticaduta

I DPI, se utilizzati correttamente, sono in grado di risolvere la totalità dei problemi derivanti dai lavori in zone pericolose a grande altezza, entro cavità, cunicoli e serbatoi.
Nella loro progettazione è stato tenuto conto delle primarie necessità di ergonomia e di sicurezza e nella loro produzione sono utilizzate solo materie prime di alta qualità (per le imbracature nastri in poliestere e cucirini Barbour in poliestere A.T.).

I DPI CONTRO LE CADUTE DALL’ALTO
Chiunque sia sottoposto al rischio di caduta, quando non sia possibile installare impalcati di protezione o parapetti, deve utilizzare cinture di sicurezza con fune di trattenuta od altre precauzioni atte ad eliminare il pericolo di caduta (D.P.R. 547/55 Art. 386 e D.P.R. 164/56 Art. 10 & 16). In considerazione dei pericoli mortali cui si è sottoposti, i DPI che proteggono dalle cadute sono considerati di III categoria e devono essere utilizzati solo da personale che abbia ricevuto una sufficiente formazione.

Sistemi anticaduta

PIÙ DPI CONTRO LA CADUTA DALL’ALTO COLLEGATI TRA DI LORO FORMANO UN SISTEMA ANTICADUTA
Nella maggioranza delle situazioni prevedibili, durante le lavorazioni pericolose (per es. in edilizia) un Sistema Anticaduta dovrebbe essere usato per interventi di breve durata, quando non sia tecnicamente possibile installare protezioni anticaduta collettive (impalcatura o parapetto normale) o mentre si stia montando l’impalcatura e/o il parapetto medesimo. SCELTA DEL DPI Ogni diversa situazione richiede un diverso tipo di Sistema Anticaduta che deve essere scelto da persona esperta, solamente dopo aver effettuato una corretta Valutazione dei Rischi e dopo aver preso tutte le precauzioni per diminuire il pericolo, anche modificando i metodi operativi (D.Lgs.vo 626).

OGNI SISTEMA ANTICADUTA DEVE ESSERE FORMATO DA DPI COMPATIBILI TRA DI LORO
I Sistemi Anticaduta devono essere collegati a dispositivi di ancoraggio conformi alla norma UNI EN 795.

UN SISTEMA ANTICADUTA È NORMALMENTE COMPOSTO DA:

  1. un cordino, dotato di assorbitore d’energia, che serva da collegamento tra il punto d’ancoraggio e l’imbracatura indossata dall’operatore
  2. una imbracatura completa di bretelle e cosciali, dotata di uno o più punti d’aggancio.

imbracatura anticaduta

È imperativo che ogni sistema anticaduta venga composto utilizzando i DPI più adatti alla situazione oggettiva, tenendo presente le necessità operative ed in particolare il Campo di Lavoro dell’operatore ed il punto d’ancoraggio alla struttura portante.
In particolare sarà indispensabile scegliere il tipo di collegamento tra ancoraggio ed imbracatura più adatto, in modo da ottenere il miglior compromesso tra libertà di movimento dell’operatore, semplicità d’uso, economicità e la necessità assoluta di arrestare la caduta in completa sicurezza nel minor tempo/spazio possibile.

È assolutamente necessario limitare la caduta libera entro spazi molto limitati ed in ogni caso è indispensabile utilizzare un assorbitore d’energia che limiti le forze d’arresto, derivanti da una caduta, entro livelli che non superino quelli sopportabili dal corpo umano (6 kN) come indicato nella Norma UNI EN 363. La norma UNI EN 363 indica chiaramente come una cintura di posizionamento o un cordino senza assorbitore d’energia non possano essere utilizzati per arrestare una caduta (ove sono presenti carichi dinamici) ma solamente per posizionamento sul lavoro/trattenuta (ove siano presenti solo carichi statici o comunque molto limitati).

Pertanto, quando sia prevedibile la possibilità di una caduta, deve essere obbligatoriamente usata una imbracatura completa di cosciali e bretelle, collegata ad un dispositivo anticaduta dotato di assorbitore d’energia. Non esiste un Sistema Anticaduta universale, ovvero che possa essere utilizzato in tutte le situazioni, ma, spesso, è necessario disporre di più DPI, in grado di essere collegati tra di loro in modo diverso a formare Sistemi Anticaduta diversi per poter essere usati in situazioni diverse. Se si usa un Sistema Anticaduta non adatto, si ottiene come risultato pratico il rifiuto dell’operatore all’utilizzo, per oggettive difficoltà operative create dall’errato mix di DPI.

Il Risk Management nelle Aziende Sanitarie

Nuovi modelli di gestione

In questi ultimi anni le organizzazioni sanitarie sono state oggetto di un profondo rinnovamento che ha investito tutta la pubblica Amministrazione, che ha dovuto rivedere gli assetti organizzativi tradizionali e conseguentemente rinnovare profondamente le modalità operative.
Le strutture pubbliche hanno sperimentato l’applicazione dei modelli di gestione propri dell’approccio economico aziendale e si sono sempre più impegnate nel perseguimento di obiettivi di economicità della gestione attraverso lo sviluppo di una maggiore sensibilità alla qualità dei servizi ed alla soddisfazione dei reali bisogni dei cittadini.

risk management

I recenti provvedimenti legislativi hanno focalizzato l’attenzione sulla qualità delle prestazioni erogate e sull’efficacia degli interventi sanitari, interpretando l’esigenza della realizzazione di un nuovo rapporto tra cittadini e strutture sanitarie. Quest’ultime devono acquisire la consapevolezza della nuova funzione assunta dai cittadini, che da soggetti passivi diventano soggetti attivi e partecipi dell’azione di cura, e quindi devono organizzare la propria offerta partendo dall’analisi della domanda di salute. Le strutture sanitarie per essere competitive devono porsi obiettivi di centralità del paziente, di realizzazione della clinical governance, di qualità delle prestazioni e sicurezza del paziente, di valutazione dei servizi e misurazione dei risultati.
L’adozione di un sistema di gestione delle strutture sanitarie volto all’aziendalizzazione e alla soddisfazione di determinati requisiti di qualità è finalizzato al raggiungimento di un obiettivo fondamentale: Soddisfare/tutelare il Paziente mediante prestazioni e strutture dedicate, efficaci, efficienti e sicure.

Requisiti assistenza sanitaria

Infatti uno dei requisiti essenziali dell’assistenza sanitaria è rappresentato dalla sicurezza dei pazienti che è una componente strutturale dei livelli essenziali di assistenza ed è destinata a diventare sempre di più la dimensione principale della qualità delle cure. La sicurezza in ambito sanitario è un bene prioritario sia per gli operatori che per i cittadini che richiedono sempre maggiori garanzie. Ne è testimonianza la Carta dei diritti del malato redatta dal tribunale per i diritti del malato, che fra i tanti prevede: il diritto alla sicurezza ” Chiunque si trovi in una situazione di rischio per la sua salute ha il diritto ad ottenere tutte le prestazioni necessarie alle sue condizioni e ha altresì il diritto a non subire ulteriori danni causati dal cattivo funzionamento delle strutture e dei servizi”, il diritto alla protezione:

il Servizio Sanitario Nazionale ha il dovere di proteggere in maniera particolare ogni essere umano che, a causa del suo stato di salute, si trova in condizione momentanea o permanente di debolezza, non facendogli mancare per nessun motivo e in alcun momento l’assistenza di cui ha bisogno“,

e il diritto alla qualità:

Ogni cittadino ha diritto di trovare nei servizi sanitari, operatori e strutture orientati verso un unico obiettivo: farlo guarire e migliorare comunque il suo stato di salute“.

La Carta della sicurezza nell’esercizio della pratica medica ed assistenziale redatta dal Tribunale per i diritti del malato, da ANAAO-ASSOMED (Associazione Medici Dirigenti) e dalla FIMMG (Federazione Italiana Medici di Famiglia) richiede un’alleanza tra cittadini-utenti e operatori sanitari per realizzare l’obiettivo comune di migliorare la sicurezza nell’esercizio, attraverso una decisiva collaborazione sia culturale che operativa intesa ad evitare il ripetersi di errori ed identificando il concetto di danno non sulla base di un principio risarcitorio ma sull’assunzione di responsabilità come preciso dovere a modificare contesto ed attività per intervenire sulle cause degli errori. Si auspica un forte cambiamento culturale e mentale che sostituisca il silenzio con la disponibilità a mettersi in discussione, attraverso la collaborazione reciproca, la trasparenza, il dialogo con il cittadino, la valorizzazione del personale sanitario, la ricerca dell’eccellenza medica. La realizzazione di alleanze tra aziende sanitarie, operatori, cittadini e pazienti è un elemento indispensabile di un sistema sanitario che si ponga obiettivi di miglioramento dei propri livelli di sicurezza e di qualità dell’assistenza.

Per il conseguimento di questo fine, nel nostro paese il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali in un’apposita guida per le strutture sanitarie ha dato 10 suggerimenti essenziali:

  1. È fondamentale inserire nei documenti di programmazione aziendale la strategia per promuovere la sicurezza del paziente e la gestione del rischio che deve essere adeguatamente divulgata.
  2. Devono essere attivate specifiche iniziative per favorire la partecipazione dei cittadini alla promozione della sicurezza.
  3. Deve essere redatto un piano della comunicazione da utilizzare come strumento per promuovere la sicurezza del paziente nelle strutture sanitarie.
  4. Si deve operare per diffondere la cultura della responsabilità.
  5. Gli operatori sanitari devono essere formati in modo da acquisire le competenze relative alla promozione della sicurezza del paziente e del coinvolgimento dei diversi soggetti.
  6. Ogni struttura sanitaria deve stabilire una procedura unica e condivisa con gli operatori sanitari e con le rappresentanze dei cittadini per gestire la comunicazione con il paziente e i familiari in caso di accadimento di un evento avverso.
  7. Devono essre individuate specifiche misure per coinvolgere i soggetti fragili (bambini, anziano, diversamente abili) nella sicurezza.
  8. E’ necessario il supporto di organizzazioni di rappresentanza dei cittadini e delle associazioni di volontariato.
  9. Il personale ed altri soggetti devono partecipare alla promozione della sicurezza e a tale riguardo sono necessari il monitoraggio e la valutazione delle attività svolte nella struttura sanitaria.
  10. Bisogna stabilire una procedura di comunicazione pubblica degli eventi avversi e dei programmi per la sicurezza del paziente. Pertanto tutta la strategia dell’organizzazione deve ruotare intorno ad un processo costante e graduale di Risk management che diventa strumento del governo clinico dove il focus è la sicurezza dei pazienti, degli operatori e dell’organizzazione in generale.

Il Risk management deve diventare modus operandi di tutti gli operatori, che attraverso una buona pratica contribuiscono a ridurre o evitare gli eventi avversi ai pazienti. Il presente lavoro vuol contribuire al raggiungimento della consapevolezza della necessità di incrementare e migliorare le conoscenze relative ai pericoli possibili per giungere alla realizzazione di un solido sistema di controllo e di riduzione del rischio. Pertanto è necessario acquisire conoscenze e competenze relativamente ai metodi di analisi e gestione del rischio anche attraverso la conoscenza delle pratiche in uso in altri sistemi sanitari, sviluppando modalità assistenziali basate sulle evidenze scientifiche.Si deve conoscere quali strumenti utilizzare per prevenire l’errore, quali metodi utilizzare per le analisi delle diverse realtà, quali comportamenti sono orientati alla costruzione di sistemi sicuri.

Concept for risk management in a flowchart presentation
Concept for risk management in a flowchart presentation

L’analisi dei rischi sia ex ante che ex post non deve limitarsi all’analisi degli eventi in uscita dal sistema, ma deve spingersi fino a conoscere e comprendere le sequenze operative e le motivazioni che sono alla base delle singole azioni, la cui concatenazione ha portato all’accorrenza di una situazione avversa o di un near misses. (Pessina, Cantù 2006). Pertanto la profonda conoscenza dei processi rappresenta il preludio per il controllo dei risultati. Un sistema di Risk Management oltre a proteggere aggiunge valore all’organizzazione e ai suoi stakeholder supportando gli obiettivi dell’organizzazione attraverso il miglioramento del processo decisionale, della pianificazione e della costituzione di priorità, attraverso un utilizzo più efficace delle risorse dell’organizzazione e la riduzione della volatilità nelle aree non essenziali all’attività, tramite la protezione e il potenziamento del patrimonio e dell’immagine aziendale e la creazione di un sistema che permette di eseguire e controllare ogni futura attività. (Federation of european risk management associations). Quindi una gestione efficace del rischio necessita di una politica di ridisegno dell’organizzazione e di revisione dei percorsi clinico-assistenziali attraverso la ricerca e il confronto.

I vantaggi offerti dallo sviluppo e applicazione di un sistema di gestione del rischio sono molteplici ed hanno ricadute positive:

  • sulla qualità dell’assistenza, attraverso il contenimento dei rischi connessi al processo diagnostico, terapeutico-assistenziale e offrendo maggiori garanzie di sicurezza al paziente;
  • sui professionisti che operano nell’organizzazione attraverso la tutela dall’accuse di malpractice;
  • sull’immagine dell’azienda;
  • sui premi assicurativi, infatti attraverso un concezione più circostanziata della tipologia di rischio cui l’azienda è esposta e delle misure preventive da intraprendere per ridurli, è possibile individuare meglio il tipo di polizza più adatta a coprire il rischio rimasto a carico dell’azienda avvalendosi, nella quantificazione del premio, dell’analisi effettuata e delle misure di prevenzione adottate con il Risk Management.

Lo scoglio più difficile da superare, per chi promuove programmi di gestione del rischio clinico nelle strutture sanitarie, è rappresentato dalla complessità del problema a livello organizzativo, accanto alla delicatezza degli equilibri da mettere in discussione. Gestire il rischio significa innanzitutto identificare le criticità ed analizzare i processi di erogazione e produzione di servizi, che coinvolgono numerosi attori che interagiscono sul territorio e all’interno delle strutture sanitarie. Questi processi poi non sono uniformi e le criticità che emergono dall’analisi sono spesse connesse a pratiche e contingenze locali, per questo l’individuazione delle azioni di miglioramento non può prescindere dalla specificità dei casi. Tutto ciò richiede un intervento squisitamente di governance che raccolga il bisogno di cambiamento e lo traduca in azioni di ampio respiro, anche normative per rinnovare il sistema ed il rapporto di fiducia con i cittadini.