Termoscud Tucano – Completo Antipioggia Tucano

Termoscud Tucano

Milano – fine anni ’90. Stanchi di patire il freddo girando per la città con lo scooter, abbiamo pensato: perché non attrezzarci? Così è nato il coprigambe Termoscud®, dapprima in pochissimi prototipi universali e poi in modelli sempre più specifici; in principio a Milano e in seguito nelle grandi città, fino a diventare Il Tucano o La Copertina per antonomasia: l’unico originale coprigambe per scooter, dotato del sistema brevettato antisventivolio S.G.A.S. Anno dopo anno, al Termoscud® si sono affiancati i capi antipioggia, l’abbigliamento, i guanti, le borse e una vasta gamma di accessori attenti alla funzionalità, al comfort, alla sicurezza senza mai dimenticare lo stile, per rispondere a tutte le esigenze di chi, nell’universo urbano (e non solo), è in moto sempre in moto. Da casa al lavoro, dal lavoro all’aperitivo in centro, allo shopping e alle mille attività quotidiane: sempre protetti con qualsiasi tempo e sempre pronti per qualsiasi appuntamento.

Termoscud Tucano

Coprigambe Tucano

Lo scooter è agile in città, è veloce, leggero, pulito e affidabile, e tale deve rimanere anche d’inverno, non possiamo dipendere dai capricci del tempo e non dobbiamo perdere tempo a indossare vestiti ingombranti. Tutto è possibile grazie al naturale completamento dello scooter: il Termoscud Tucano, l’unico originale coprigambe dotato del sistema antisventolio brevettato S.G.A.S.

TERMOSCUD® EVO

Coprigambe originale dotato del nuovo SISTEMA GONFIABILE ANTISVENTOLIO BREVETTATO S.G.A.S. 2.0: le camere gonfiabili sono sagomate sui bordi d’uscita laterali per evitare lo sventolio alle alte velocità e sono dotate di una nuova valvola e di un nuovo materiale per garantire una pressione di lunga durata.
N-nero – Costruzione a tre strati a garanzia d’impermeabilità e protezione termica: – esterno in tarpaulin e nylon pesante, resistente e impermeabile, con cuciture nastrate – membrana interna 100% impermeabile – trapunta pesante per l’inverno, removibile in estate – S.G.A.S. 2.0: sistema gonfiabile antisventolio brevettato, con nuova valvola di regolazione e materiale ad alta resistenza per garantire una pressione di lunga durata – Fitting System: il fitting del Termoscud® EVO è modulabile sulle gambe e adattabile alle diverse corporature variando il gonfiaggio delle camere d’aria S.G.A.S. 2.0 – Safety Release: sistema di sgancio di sicurezza dei nastri inferiori per consentire la fuoriuscita del piede in caso di sbilanciamento – inserti antigraffio in neoprene per migliorare l’aderenza del Termoscud® alla carrozzeria e prevenirne lo sfregamento – anello antifurto – grande tasca portaoggetti – coprisella inserito nella pettorina – profilo e stampe rifrangenti Accessori opzionali e parti di ricambio: Cod. R315EV-1 Gonfiabile basso destro Cod. R315EV-2 Gonfiabile basso sinistro Cod. R315EV-3 Gonfiabile alto universale Cod. R316EV Trapunta removibile.

TERMOSCUD®

Il coprigambe originale dotato del SISTEMA GONFIABILE ANTISVENTOLIO BREVETTATO S.G.A.S: le camere gonfiabili sui bordi d’uscita laterali evitano lo sventolio alle alte velocità.
N-nero – Costruzione a tre strati a garanzia di tenuta stagna e protezione termica: – esterno in nylon pesante a tenuta stagna con cuciture nastrate – membrana interna 100% impermeabile – interno imbottito – S.G.A.S. (sistema brevettato antisventolio) – anello antifurto (solo sui modelli non avvitati) – grande tasca portaoggetti – coprisella inserito nella pettorina – profilo rifrangente.
SISTEMA DI TERMOREGOLAZIONE: in posizione chiusa il deflettore convoglia l’aria calda del radiatore all’interno del Termoscud® – in posizione aperta il deflettore evita l’entrata di aria fredda (a motore freddo) all’interno del Termoscud® – veloce da utilizzare – sistema brevettato – disponibile solo sui modelli R049, R079, R154, R156, R161.

Disturbi mestruali

Le mestruazioni in anticipo sono un’alterazione del ciclo mestruale.

Si definisce ciclo mestruale il periodo che intercorre tra l’inizio di una mestruazione e l’inizio della successiva (1).
Il ciclo mestruale è determinato dall’ interazione ritmica di tre importanti strutture dell’organismo: l’ipotalamo, che secerne il “fattore di rilascio delle gonadotropine”(GnRH); l’ipofisi, che secerne le gonadotropine (FSH, LH) e l’ovaio, che ha due funzioni principali: la produzione di ormoni, in particolare l’estradiolo e il progesterone e la maturazione degli ovociti. Per tutta la durata del ciclo mestruale anche l’utero è sottoposto a cambiamenti in risposta alle variazioni delle concentrazioni ematiche degli estrogeni e del progesterone. In particolare gli estrogeni e il progesterone determinano a livello dell’endometrio la fase proliferativa, la fase secretiva ed infine la disgregazione, il cui risultato è il flusso mestruale (1).

Un ciclo mestruale ha normalmente un ritmo di 28-35 gg ed una durata di 2-7 giorni. Il flusso mestruale normale varia tra 25-69 ml (2).
I cicli mestruali, nei primi 2 anni di mestruazione, sono irregolari nel 50%-60% delle adolescenti, con progressiva regolarizzazione a partire dal 2°-3°anno ginecologico. Inoltre, nei primi due anni dopo il menarca, il 55%-80% dei cicli mestruali sono anovulatori (2).

L’ assenza di un completo sviluppo maturativo follicolare e dell’ovulazione nei primi anni ginecologici è probabilmente la conseguenza dell’immaturità dell’asse asse ipotalamo-ipofisi-gonadi (3).
Ad oggi non c’è ancora accordo tra gli autori su quale sia il momento in cui i cicli mestruali diventano ovulatori, secondo alcuni l’età ginecologica gioca un ruolo determinante sulla frequenza percentuale dei cicli ovulatori. In effetti, come dimostrato da Apter et al (4), ad un’età ginecologica di 2 anni la maggior parte dei cicli erano anovulatori, ma dopo 5 anni più dell’80% diventava ovulatorio.

Accanto a queste condizioni, definibili come alterazioni del ciclo mestruale fisiologiche, l’adolescente può presentare altri disturbi del ciclo mestruale (1), che possono essere distinti in:

  1. anomalie del ritmo, quali l’ oligomenorrea (intervallo tra due cicli mestruali superiore ai 35 giorni), la polimenorrea (intervallo tra due cicli mestruali inferiore ai 25 giorni) e l’ amenorrea (assenza di mestruazioni per almeno tre mesi);
  2. anomalie di quantità e durata, quali l’ ipomenorrea (perdita ematica inferiore a 20 ml), l’ipermenorrea (perdita ematica superiore agli 80 ml) e la menorragia (durata della mestruazione più lunga rispetto ad un ciclo normale)
  3. anomalie di presentazione, quali la metrorragia (sanguinamento uterino che si verifica in qualsiasi momento del periodo intermestruale) e la menometrorragia (sanguinamento uterino eccessivo e prolungato che si verifica ad intervalli frequenti ed irregolari).

    Il ciclo mestruale è in genere accompagnato nella fase premestruale e mestruale da una sintomatologia di natura fisica, psicologica e comportamentale (dolore in regione pelvica, cefalea, sensibilità emotiva, diarrea, etc..), la cui intensità è soggettiva, variando da persona a persona.
    Infatti, mentre alcune adolescenti non presentano alcun disturbo rilevante, più del 20% delle donne in età riproduttiva è affetta dalla sindrome premestruale (5) e circa il 40%-70% delle ragazze di età compresa tra 12 e 17 anni è affetta da dismenorrea (6).

     

Cura tiroide

Cura tiroide: quadro generale.

La parola tiroide deriva dal greco thireos, “scudo oblungo”. In realtà il termine non è molto appropriato in quanto la tiroide non somiglia del tutto ad uno scudo ma è cosi chiamata vista la sua stretta vicinanza alla cartilagine tiroidea, che assomiglia ad uno scudo greco. Una tiroide normale pesa circa 20 grammi e si costituisce di due lobi laterali, destro e sinistro, ciascuno lungo circa 5 cm, uniti nel mezzo da una banda di tessuto tiroideo, l’istmo. (fig 1) fig 1 Nonostante sia cosi’ piccola questa ghiandola è fondamentale in quanto controlla il metabolismo di tutte le nostre cellule grazie alla produzione di due ormoni la tiroxina (T4) e la triiodotironina (T3) praticamente identici e che differiscono tra loro solo per un’atomo di iodio che ad essi si unisce. Lo iodio è un elemento fondamentale per la corretta produzione di questi ormoni e nelle regioni dove la dieta è molto povera di iodio, la ghiandola tiroidea ha difficoltà a produrre adeguati quantitativi di ormoni tiroidei. Nel tentativo di compensare tale carenza, la tiroide si ingrossa formando il cosiddetto gozzo e nel caso che questo compenso non risulti efficace la ghiandola tiroidea tende a divenire ipoattiva (ipotiroidismo). Nelle persone sane i valori normali di T3 e T4 sono mantenuti entro valori normali grazie all’azione di un ormone fondamentale conosciuto come ormone tireotropo (TSH). Questo ormone viene prodotto dall’ipofisi, una piccola ghiandola delle dimensioni di un pisello situata alla base del cervello, appena dietro gli occhi. Questo ormone e gli ormoni tiroidei sono prodotti in modo tale che quando gli ormoni tiroidei si riducono nel sangue, i valori del TSH aumentano nel tentativo di andare a stimolare una ghiandola che tende a lavorare di meno, mentre quando gli ormoni tiroidei nel sangue tendono ad essere in eccesso questo ormone si abbassa per evitare di stimolare una ghiandola che sta funzionando troppo. (fig 2) fig 2 I disturbi della tiroide sono molto frequenti tanto che ipertiroidismo, ipotiroidismo, ingrossamento della ghiandola tiroidea (gozzo e/o noduli tiroidei) colpiscono, in media, una persona su venti. Le donne in genere risultano più colpite ed è sufficiente un semplice prelievo del sangue ed un ecografia della ghiandola per confermare un sospetto clinico. La maggior parte dei disturbi della tiroide può essere curata con successo ed anche il cancro della tiroide, se diagnosticato precocemente, non comporta necessariamente una riduzione dell’aspettativa di vita. Nei capitolali seguenti verranno riportati i più frequenti disturbi che interessano questa ghiandola. Inoltre verranno descritti dei casi clinici al fine di rendere più efficace e comprensibile la descrizione delle singole patologie che interessano la suddetta ghiandola. IL CICLO DELLO IODIO Lo iodio è un micronutriente presente nella dieta. Si stima che circa 225 milioni di persone nel mondo siano affetti da disordini da carenza di iodio e che circa un miliardo ne sia a rischio. Lo iodio, come detto, è un importante elemento per un corretto funzionamento degli ormoni tiroidei. Gli ormoni tiroidei T3 e T4, infatti, hanno un vasto campo d’azione ed interagiscono con quasi tutti i distretti dell’organismo; in particolare regolano importanti funzioni metaboliche, tra cui lo sviluppo del sistema nervoso centrale e l’accrescimento corporeo. Lo iodio è la materia prima poiché forma il 65% del peso della T4. In tabella 1 vengono riportati gli effetti della carenza di iodio nei diversi stati della vita. Tabella 1 Come si può notare la gravidanza e l’età infantile, in particolare nei bambini al di sotto dei 3 anni, sono considerate le fasi della vita a più alto rischio poiché suscettibili di danni irreversibili. La quantità di iodio giornaliera raccomandata dalla World Health Organization (WHO) e dall’United Nations children’s fund (UNICEF) è riportata in tabella 2.

Cura tiroide

Lo iodio è presente in particolare nei prodotti della pesca ed in minor misura nelle uova e nella carne ma spesso la quantità assunta con la dieta non è sufficiente a garantire l’apporto giornaliero raccomandato (150 mcrgr/die) e per questo motivo la maggior parte delle popolazioni sono a rischio di sviluppare patologie tiroidee da carenza di iodio. Il ciclo dello iodio può essere così brevemente descritto: sulla superficie dell’acqua marina questo elemento, che è presente in gran quantità, è convertito, attraverso l’attività di microoraganismi come le alghe, in ioduro di metile (CH3I) ed evapora quindi nell’atmosfera. Successivamente, con le precipitazioni meteoriche (piogge e neve) si deposita sui terreni; quindi si discioglie in parte nelle acque e raggiunge il mare attraverso i laghi ed i fiumi ricominciando il ciclo. I terreni e le rocce a seconda della loro natura geologica possono contenere quantità sensibilmente differenti di iodio (fig 3). In genere il contenuto di iodio risulta particolarmente basso nelle aree interne e montane tale da determinare una carenza di questo miconutriente nei vegetali irrigati e una conseguente prevalenza di disturbi da deficienza di iodio. Tuttavia, vista la scarsa presenza di questo elemento nella dieta non è difficile riscontrare aree da carenza iodica anche in zone pianeggianti. (tabella 3)

I fabbri piemontesi sono i migliori?

Prima del Mille, prevale in Europa un’attività artigiana limitata all’essenziale, svolta nelle campagne per le esigenze della comunità di villaggio e per quelle delle corti di signori e grandi proprietari. Dopo il Mille, il mondo dell’artigianato medievale va incontro a una profonda crescita e trasformazione. L’affermarsi dell’economia cittadina e di regolari relazioni di mercato fra città e campagna assicurano lo sviluppo, all’interno delle mura della città e nei borghi, di un’altissima concentrazione di categorie produttive e di una forte divisione e specializzazione del lavoro. Nel mondo artigianale urbano la bottega è la più tipica unità produttiva, al tempo stesso luogo di produzione e di formazione. Le attività manifatturiere diventano mestieri Per l’intera durata del Medioevo e fino alla Rivoluzione industriale, l’agricoltura rimane alla base di tutta l’economia europea. Tuttavia, dal X–XI secolo, progressivamente, crescono e si espandono le attività manifatturiere e commerciali, in stretta connessione con la nascita o la rinascita delle città e la suddivisione delle attività fra contado e città. La produzione manifatturiera si scioglie dal vincolo con l’agricoltura Fino ad allora, la produzione di manufatti era stata per lo più un’attività non separata da quella agricola, aggiuntiva a quella del contadino e saltuaria, svolta da coloro che, nelle aziende signorili o monastiche delle campagne, eseguivano lavori artigianali di vario tipo per uso domestico e non (ad esempio, la costruzione di semplici strumenti agricoli o la lavorazione di metalli). Gli artigiani veri e propri erano pochi per numero e tipologie. Dopo il Mille invece, nelle città, le attività manifatturiere trovano occasione di crescita e diventano mestieri, occupazioni indipendenti che si diversificano in base alle lavorazioni svolte, specializzandosi anche in un’unica fase del 2 processo produttivo (come nel settore tessile) o nella fabbricazione di un manufatto specifico (come per gli oggetti di metallo). I numerosi elenchi superstiti di abitanti delle principali città bassomedievali che contengono centinaia di mestieri diversi ne sono una testimonianza; a Parigi ad esempio, intorno al 1268, sono censiti 130 mestieri, 22 dei quali per il lavoro del ferro. In tutte le città del Basso Medioevo, sia piccole sia grandi, opera un gran numero di artigiani che lavorano per le necessità quotidiane del mercato locale (fornai, macellai, vinai, sarti, fabbri, falegnami, vasai, stagnai…); nelle grandi città delle aree economicamente sviluppate, si trovano anche numerosi artigiani collegati, con il commercio a media e lunga distanza, ai beni di lusso (tessitori, orafi, ceramisti, lanai, speziali, pellicciai….). Gli spazi produttivi: la bottega Gli spazi dove si svolgono le attività artigianali vengono organizzati in modo differente secondo le specifiche necessità del lavoro, ma la forma più tipica e prevalente è quella della ‘bottega’ dove opera il maestro artigiano, che può essere coadiuvato, a seconda del bisogno, da uno o più lavoranti (salariati più o meno specializzati assunti per un periodo variabile) e/o apprendisti (che stanno imparando il mestiere) e/o garzoni (per i servizi di fatica). Le botteghe si trovano in genere al piano terra di un edificio, con affaccio diretto sulla pubblica via, sovente sotto i portici, che ne costituiscono la parte anteriore e riparano i banchi su cui viene esposta la merce. Anche la contrattazione avviene all’esterno. L’unico ambiente interno viene adibito contemporaneamente a deposito e a laboratorio manifatturiero. Spesso botteghe che vendono lo stesso tipo di merce si concentrano in aree specifiche e nella stessa strada, dando vita a delle aggregazioni di cui resta traccia nella toponomastica attuale (piazza delle erbe o via degli orefici o dei calzolai…). L’organizzazione del lavoro artigiano Nelle città il lavoro artigiano, che si trova all’incrocio fra reperimento delle materie prime e vendita del prodotto finito, si organizza, schematicamente, su due modelli: da una parte quello degli artigiani che hanno la proprietà della bottega e degli strumenti di lavoro (martelli, scalpelli, coltelli… ma anche telai e filatoi), nonché una completa autonomia decisionale sul manufatto, assicurata loro dal possesso della materia prima e dalla vendita diretta; dall’altra, quello degli artigiani che, anche se mantengono la proprietà della bottega e degli strumenti di produzione, hanno un’autonomia limitata (se non nulla) perché dipendono da un mercante o imprenditore che fornisce la materia prima e rivende il prodotto finito che ha commissionato. Fra i primi troviamo soprattutto gli artigiani che lavorano per il mercato locale, fra i secondi quelli che lavorano per mercati più ampi, ma la realtà è molto più sfumata perché lo stesso artigiano può operare sia da produttore autonomo sia dipendente, in tempi diversi. 3 Tecnica, competenza e trasmissione del sapere Sia che venga svolto in autonomia sia alle dipendenze, alla base del lavoro artigiano stanno le conoscenze e le abilità tecniche necessarie per l’esercizio dell’arte. Tali capacità tecnico-professionali sono così essenziali nel processo produttivo, che fin dagli inizi ne vengono definite le modalità di acquisizione. Queste possono essere estremamente variabili a seconda dei mestieri, dei tempi e dei luoghi, ma sempre e ovunque prevedono un percorso formativo (apprendistato) di durata pluriennale, che il giovane apprendista deve svolgere nella bottega, sotto la guida di un maestro artigiano. Il giovane apprendista partecipa, per tutto il lungo periodo di convivenza (parziale o totale) presso la famiglia artigiana, all’attività quotidiana svolta dal maestro. Questo gli permette di imparare il mestiere per imitazione e correzione; rende cioè possibile la trasmissione del sapere tecnico, della professionalità artigiana, della maestria. La bottega dunque è, al tempo stesso, un luogo del produrre e dell’apprendere. Arti e corporazioni La specializzazione delle attività artigianali, la tendenza all’organizzazione tipica del mondo della città e, soprattutto, la volontà di difendere i propri interessi portano gli artigiani a raggrupparsi in associazioni di mestiere o corporazioni (Arti o Scuole in Italia, Métier o Guilde in Francia, Mysteries o Craft Guild in Inghilterra, Gilden o Innungen in Germania), fortemente gerarchiche (maestri, di rado uguali fra loro, apprendisti, salariati) e con statuti riconosciuti dal potere (sovrano, Comune, signore). In tal modo, attraverso un corpo di norme assai precise, ogni corporazione monopolizza l’esercizio del mestiere a vantaggio dei suoi membri: regolamenta la qualità e il prezzo dei manufatti, vigila sulla concorrenza sleale o esterna, controlla l’accesso all’autonomo esercizio del mestiere, stabilisce le modalità dell’apprendistato. Il gran numero di statuti delle corporazioni o di contratti che definiscono i compiti e le aspettative del maestro e dell’apprendista mostrano che si sta costruendo un nuovo tipo di legame fra gli uomini (nel senso letterale del termine dato che le donne, pur largamente impiegate nella filatura, nella tessitura, nelle confezioni, ma anche nelle botteghe di famiglia, sono escluse dalle più alte cariche delle corporazioni). È un legame non più basato su vincoli familiari o di dipendenza personale ma sul lavoro, su un rapporto contrattuale stipulato tra persone giuridicamente libere.

Pulizie Torino, quali novità?

Pulizie Torino

Le pulizie a Torino avvengono in una maniera a dir poco sensazionale: questo perché vengono effettuate da un team di addetti che svolgono, tale mansione, in maniera praticamente perfetta.
Ecco tutte le caratteristiche di tale servizio.

I tanti tipi di lavori.

Quando si fa riferimento a questo tipo di servizio, si parla della possibilità di poterlo sfruttare in ambiti completamente differenti tra di loro, i quali potranno essere tutti puliti in maniera precisa.
Ad esempio, il team che svolge questo lavoro, opererà sia nelle piccole che nelle grandi aziende, così come opererà anche nelle sedi pubbliche ed in quelle private, senza alcun tipo di differenza.
Da aggiungere che, ogni singola mansione, verrà svolta in maniera identica, indipendentemente dal tipo di attività che richiede l’intervento del team di addetti.
La precisione quindi non viene mai a mancare ed ogni cliente, che decide di sfruttare tale servizio, potrà essere soddisfatto al cento per cento e ottenere solo ed esclusivamente dei vantaggi.

Il tipo di lavorazione degli addetti.

Le pulizie Torino avvengono sempre in maniera precisa, visto che questa operazione viene svolta da un gruppo di lavoro preparato ad affrontare tale tipo di mansione e situazione.
Importante aggiungere il fatto che, ogni tipo di prestazione, parte col sopralluogo, in maniera tale che il team di addetti sappia esattamente come e dove effettuare quel tipo di lavorazione.
Da aggiungere il fatto che, grazie alle varie tecnologie apportate nel campo della pulizia, essere potranno essere definite come perfette sotto ogni punto di vista.
Il cliente potrà quindi notare come, l’igiene presente in una stanza e soprattutto in un’azienda intera, risulti essere veramente perfetta in ogni sua forma.
Con questo servizio quindi, si potrà avere la certezza che, il proprio negozio, locale oppure la casa, saranno sempre e comunque pulite in maniera perfetta, senza che vi sia nemmeno il più piccolo degli errori.
Con la pulizia svolta dagli addetti, si potrà avere un livello di igiene incredibile e veramente elevato, senza alcun tipo di ripensamento oppure di dubbio sulla reale efficienza di tale servizio.
Pulizie Torino

Come operano gli addetti.

La descrizione delle pulizie Torino viene identificata da diversi aggettivi, i quali sono tutti positivi.
Tra i più importanti spicca il termine di precisione, visto che gli addetti operano in maniera molto dettagliata in maniera tale che, essi, possano riuscire a portare al termine la loro mansione in maniera perfetta.
A tale termine segue il concetto di rapidità, visto che le pulizie saranno molto veloci ed il cliente potrà notare come, grazie a questo servizio, il proprio locale o negozio sarà sempre pulito e tale operazione richieda brevissimo tempo.
La rapidità viene anche identificata con la velocità che riguarda l’arrivo degli addetti sul luogo di lavoro, aggettivo al quale bisogna aggiungere il termine di puntualità, visto che gli addetti non entreranno mai in servizio in ritardo.

Questi sono quindi i principi cardini, ed i vantaggi, che si possono ottenere nel momento in cui, un cliente, decide di affidarsi al team che effettua le varie pulizie a Torino.

Web Agency Messina

Gli anni ’80 e i primi anni ’90 hanno visto proliferare web agency messina, tecnologie e strumenti volti a pubblicare e reperire informazioni sulla rete Internet. Sono nati in quegli anni i cosiddetti Directory Services, ossia servizi di informazione, tipo pagine bianche e gialle, della rete Internet, tra i quali i più rilevanti sono stati: il protocollo Whois (1982), il cui scopo iniziale era quello di memorizzare informazioni sulle reti e sulle persone coinvolte nella loro gestione; il protocollo DNS (Domain Name System 1983-1987) il cui funzionamento è tuttora alla base del meccanismo di risoluzione dei nomi a dominio e degli indirizzi IP; il protocollo X.500 (1987) e il suo successore, tuttora in uso, LDAP (Lightweight Directory Access Protocol) con l’obiettivo iniziale di creare una sorta di elenco telefonico mondiale degli utenti Internet e delle web agency messina. Ma se da un lato si pensava a progettare e realizzare strumenti per la pubblicazione in rete delle informazioni, dall’altro si rendevano sempre più indispensabili strumenti e tecnologie atte a reperire tali informazioni, senza dover necessariamente essere a conoscenza di dove esse erano pubblicate. Nacquero così i primi sistemi di Information Retrieval, quali ad esempio il WAIS (Wide Area Information Servers) della Thinking Machines Corporation, un sistema informativo distribuito al quale era possibile accedere con opportuni programmi client; l’Hytelnet (1990), il primo directory Internet ipertestuale di servizi accessibili via telnet; il Netfind (1991), strumento rivoluzionario e ingegnoso sviluppato presso l’Università del Colorado che cercava di approcciare il problema del recupero dei dati utilizzando anche tecniche di Information Discovery. Sfruttando le potenzialità e la sinergia di protocolli e servizi di informazione eterogenei (posta elettronica, dns, finger, telnet, whois), Netfind era in grado di reperire le informazioni nei modi più disparati. Ma il primo vero sistema di information retrieval di successo è stato il Gopher, sviluppato dalla Università del Minnesota nel 1991: si trattava di un sistema, utilizzabile su terminali a caratteri, nel quale i dati erano organizzati secondo una struttura gerarchica e potevano contenere collegamenti (link) ad altri siti. Tra le innovazioni più rilevanti, rispetto ai suoi predecessori, Gopher introduceva la possibilità di rendere disponibili agli utenti informazioni quali suoni e immagini.

Ma la vera rivoluzione Internet – anche per le web agency messina – è stata innescata dalla nascita del World Wide Web o WWW. Nel 1990, Tim Berners Lee, un ricercatore del CERN di Ginevra (Centro Europeo per la Ricerca Nucleare – il centro di ricerca per la fisica delle particelle più grande del mondo), presentava ai dirigenti dei laboratori una relazione intitolata “Information Management: a Proposal”. La proposta, combinando le tecniche degli ipertesti e dell’information retrieval, aveva l’obiettivo di sviluppare un sistema di pubblicazione e reperimento dell’informazione distribuita su rete geografica eterogenea che permettesse alla comunità internazionale dei fisici, di condividere documenti, dati e, in generale, informazioni di qualsiasi natura. L’idea si rivelò originale e degna di essere presa in considerazione: organizzando l’informazione come una ragnatela di ipertesti e sfruttando sia i protocolli di comunicazione già esistenti che quelli sviluppati appositamente per accedere al World Wide Web, la comunità Internet sarebbe stata in grado, nel giro di pochi anni, di avere accesso, facilmente, alle miriadi di informazioni disponibili online. E fu proprio questa la forza del modello WWW: la capacità di interagire con la maggior parte dei sistemi di informazione esistenti tramite i loro stessi protocolli (o tramite appositi gateway). L’interazione client-server nella struttura WWW doveva avvenire, invece, tramite un nuovo protocollo chiamato HyperText Transfer Protocol (HTTP). Nonostante la lungimiranza dell’idea e del nuovo modello proposto, il WWW ricevette un impulso decisivo al suo sviluppo solo nel 1993, quando il National Center for Supercomputing Applications (NCSA) dell’Università dell’Illinois, sviluppò l’interfaccia grafica multi piattaforma Mosaic per l’accesso ai documenti presenti sul Web. Da quel momento il numero di server Web agency Messina nel mondo è cresciuto in maniera incredibile: nel 1993 esistevano al mondo solo 200 server Web, nel 1999 essi erano saliti a 7.800.000, a marzo 2006 essi sono circa 78.000.000! A ulteriore testimonianza del successo e dell’importanza che la rete Internet e, di conseguenza il Web hanno avuto negli anni e di come tali tecnologie siano entrate a far parte della vita quotidiana delle persone, è sufficiente comparare le stime dei tassi di crescita della rete con quelli dei media “tradizionali”: secondi gli analisti, per raggiungere la massa critica di 50 milioni di utenti sono occorsi 38 anni alla radio, 13 anni alla televisione e soltanto 5 a Internet!”.

web-agency

Questa pubblicazione intende essere una guida semplice, pratica e snella a beneficio sia di coloro che da poco si sono avvicinati alla rete Internet e alle tecnologie Web, sia degli utente più “smaliziati” che sentono comunque la necessità di approfondire alcuni argomenti ancora oscuri o che comunque abbiano l’esigenza di disporre di un manuale veloce da consultare in caso di necessità. Gli autori hanno cercato di offrire un quadro esaustivo delle tematiche inerenti le tecnologie Web facendo tesoro della pluriennale esperienza maturata in questo campo. I lettori troveranno soprattutto soluzioni pratiche alle problematiche più frequenti. E, a nostro avviso, la praticità è proprio la forza di questa guida: pur garantendo la completezza dell’informazione, ogni argomento è stato affrontato in chiave concreta. L’essenziale, e nulla più.

Ovaio Policistico: quali news?

La sindrome sindrome dell’ovaio policistico (polycystic ovary syndrome, PCOS) è uno dei più comuni disordini ormonali nelle donne, essendo presente nel 5-10% delle donne in età fertile 1 . Attualmente la diagnosi di PCOS viene posta in base ai criteri proposti nel 2003 dal Rotterdam ESHRE (European Society of Human Reproduction and Embryology) /ASRM (American Society or Reproductive Medicine) PCOS Consensus Workshop Group che definisce come PCOS la presenza di almeno due dei seguenti criteri: oligomenorrea e/o anovulazione; segni clinici e/o biochimici di iperandrogenismo; ecostruttura policistica dell’ovaio; in assenza di iperplasia surrenale congenita, sindrome di Cushing e tumori surrenalici o ovarici secernenti androgeni 2 . Nel caso tali criteri non siano soddisfatti totalmente si può parlare di un quadro PCOS-like. La PCOS ovaio policistico viene in questo modo definita come una patologia funzionale e non primariamente come un’alterazione anatomica dell’apparato genitale: l’ingrandimento delle ovaie e la loro presentazione cistica (cioè proprio ciò che indusse Stein e Leventhal a dare questo nome alla sindrome) non sono necessari per fare diagnosi di PCOS ovaio policistico e per converso, la loro sola presenza non permette di fare diagnosi. Pur essendo caratterizzata da un’ampia eterogeneità di quadri clinici, nella pratica clinica quotidiana il medico di medicina generale (MMG) di solito viene interpellato dalla paziente affetta da PCOS per uno o più dei seguenti problemi: irregolarità mestruale, infertilità, segni di iperandrogenismo oppure sovrappeso/obesità. Le irregolarità mestruali sono di solito associate ad anovulazione che è la causa della oligomenorrea (meno di nove cicli mestruali/anno; cicli di durata media superiore a 36-40 giorni). L’anovulazione può comparire anche prima che si instauri l’oligomenorrea e in circa il 30% dei casi l’anovulazione è accompagnata da amenorrea secondaria, che insorge dopo un periodo di oligomenorrea di durata variabile. L’iperandrogenismo, le cui manifestazioni cliniche più caratteristiche sono irsutismo ed acne (anche se questa da sola non costituisce un elemento diagnostico). Frequente è il riscontro di seborrea e cute grassa mentre di solito non si riscontrano i segni di virilizzazione tipici delle forme di iperandrogenismo grave quali alopecia temporale, modificazione in senso maschile del timbro della voce e ipertrofia del clitoride. La valutazione biochimica dell’iperandrogenismo è legata ai livelli di testosterone totale e libero 3 . Ecostruttura policistica dell’ovaio: il solo riscontro ecografico di presenza di microcisti ovariche non è patognomonico della PCOS – ovaio policistico in quanto si può riscontrare anche in altre endocrinopatie, non caratterizzate da iperandrogenismo (esempio iperprolattinemia e amenorrea da stress). Secondo i criteri di Rotterdam sono definite policistiche le ovaie in “presenza di almeno un ovaio che mostri 12 o più follicoli con diametro medio 2-9 mm, a prescindere dalla loro disposizione, e/o un volume ovarico totale > 10 ml3 , esaminate con sonda transvaginale” e la valutazione deve essere effettuata sia in scansione longitudinale sia trasversale 2 . È sufficiente che una sola ovaia abbia questi caratteri, se valutata in fase follicolare e in assenza di utilizzo di terapia estroprogestinica. La distribuzione periferica dei follicoli e l’ipertrofia dello stroma ovarico possono essere presenti, ma non sono necessari per la diagnosi, in quanto la misura del volume ovarico si è dimostrata un indicatore sufficiente nella pratica clinica. Non è attendibile una valutazione ecografica per via soltanto transaddominale, soprattutto in donne che sono spesso in sovrappeso 4 . I sintomi esordiscono solitamente in epoca puberale (attenzione a un pubarca precoce: è un campanello d’allarme perché indicatore di una precoce secrezione androgena), ma possono modificarsi spontaneamente nel tempo. Proprio ciò rappresenta il pericolo per noi medici: inseguire e trattare di volta in volta un segno (l’acne, le irregolarità mestruali, l’infertilità …) senza affrontare e risolvere il problema fondamentale. L’iperinsulinemia secondaria all’insulino resistenza e l’associata iperincrezione di androgeni con diminuzione della sex hormone-binding globulin (SHBG), costituiscono il momento centrale della patogenesi della PCOS – ovaio policistico.

ovaio policistico

Circa il 25-50% delle pazienti affette da PCOS sono sovrappeso/obese (body mass index, BMI > 25). Tuttavia nelle donne affette da PCOS l’iperinsulinismo non è presente solo nelle pazienti obese, (circa il 70-80% delle obese sono iperinsulinemiche), ma anche nel 30-40% delle pazienti magre o normopeso, forse per fattori eredo-costituzionali e familiari (genitori e/o nonni diabetici). L’obesità delle donne con PCOS è una obesità di tipo androide, caratterizzata cioè dal rapporto vita/fianchi WHR (waist-hip ratio) > 0,80, che è già di per sé causa di insulino-resistenza e di aumento della increzione di androgeni. Non a caso, infatti, il calo ponderale nelle pazienti PCOS – ovaio policistico  obese è un mezzo efficace per ridurre gli androgeni, incrementare la sensibilità periferica all’insulina e in generale per migliorare il quadro ormonale 5 . L’insulina induce iperandrogenismo stimolando le cellule della teca ovarica. Tuttavia, vari studi hanno evidenziato la possibilità che non tutte le donne con insulino-resistenza e iperinsulinismo sviluppino iperandrogenismo. Ciò supporta l’ipotesi che esistano due sottopopolazioni di pazienti PCOS – ovaio policistico , una con assente ipersensibilità ovarica all’insulina e una con marcata ipersensibilità ovarica all’insulina, quest’ultima caratterizzata da un’aumentata produzione ovarica di androgeni 6 .

Le conseguenze a lungo termine della PCOS vanno quindi ben al di là del solo apparato genitale e comprendono più elevati rischi di sviluppare patologie di tipo metabolico, cardiovascolare e neoplastico. Le donne con PCOS, infatti, possono andare incontro con maggiore frequenza a 7 : obesità con distribuzione del grasso di tipo androide; IGT (ridotta tolleranza al glucosio) e diabete mellito di 2 tipo; ipertensione arteriosa e disfunzione vascolare endoteliale; dislipidemia mista con VLDL (very low density lipoprotein) e LDL (low density lipoprotein) elevate; HDL (high density lipoprotein) basse e trigliceridi elevati; aterosclerosi delle coronarie e dei vasi periferici e cerebrali; iperplasia e carcinoma dell’endometrio (vedi poi). Non è confermato l’aumento di rischio di tumore dell’ovaio e della mammella segnalato negli scorsi anni in pazienti affette da PCOS. È difficile in queste pazienti discriminare il rischio dovuto alla sola sindrome dell’ovaio policistico da quello dovuto all’obesità, all’anovulazione, all’infertilità e alle numerose terapie ormonali cui queste pazienti vengono sottoposte.